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Diritto di critica | November 21, 2019

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Renzi nel simbolo? Il nuovo psicodramma del Pd

Renzi nel simbolo? Il nuovo psicodramma del Pd

Renzi infiamma il PdUn nuovo sconvolgente cruccio mette in pericolo la stabilità del Pd. Renzi sì o Renzi no. Questo è il grande dilemma di fronte al quale i democratici si stanno dividendo. Inserire il nome del leader nel simbolo alle elezioni europee, oppure lasciare tutto così com’è, unico (e ultimo) grande partito senza il nome del proprio segretario (e leader) sotto le lettere “P” e “D”.

Renzi sì, Renzi no. “Non facciamo come Berlusconi”, gridano i più conservatori, gelosi di aver mantenuto il simbolo “pulito”, senza personalismi e senza rinunciare alla parola “partito”. Gli altri, invece, vorrebbero che il nome di Renzi troneggi nel simbolo alle elezioni europee per creare un effetto “traino” ad un partito che soffre la concorrenza con il suo stesso leader che piace al 60% degli italiani. Si tratta di puro e semplice marketing elettorale. Quello che Berlusconi ha introdotto in Italia nel lontano 1994 e che a sinistra hanno sempre demonizzato.

Un problema di marketing elettorale. Eppure anche la scelta di lasciare il simbolo senza il nome del leader è in fondo una scelta di marketing. Chissà se i vari Fassina e Cuperlo si siano mai posti questo problema. Comunicare il concetto di collettività, di “ditta” per dirla alla Bersani, contro i personalismi della politica. Tuttavia, se è vero che è apprezzabile il tentativo del Pd di aprirsi alla società civile tramite le primarie che permettono di essere l’unico partito “scalabile” e quindi non padronale, oggi bisogna capire cosa paga di più in termini elettorali. Senza vedere in una o nell’altra scelta lo svilimento del ruolo del leader da una parte, o del ruolo del partito dall’altra.

Fare, più che pensare. Invece nel Pd si apre un aspro dibattito. Pensatori, pensieri, riflessioni sul nome. Dibattiti. Tutto bello, tanta democrazia, molta autoreferenzialità. È che forse nel Pd bisogna imparare a pensare di meno e fare di più. Fare per chi li vota ed occuparsi di meno di un partito che, nonostante lo spauracchio di Renzi, gode di buona salute.

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