Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 19, 2020

Scroll to top

Top

La Crimea non basta, Putin ora punta la Moldavia

putin-ucraina“Spartiamoci l’Ucraina”. Questa è, in estrema sintesi, la proposta avanzata dalla Duma di Mosca al governo polacco. Insomma, ritornare ai confini disegnati dal trattato di pace di Riga del 1921. Una folle proposta che ricorda gli infausti accordi Molotov-Ribbentrop del 1939 su idea di Stalin che propose ad Hitler di spartirsi la Polonia.

Un po’ di storia. Al termine dalla prima guerra mondiale, due territori orientali di quello che fu l’Impero austro-ungarico – la Galizia e la Volinia – abitati da ucraini, furono occupati e poi annessi dalla Polonia. La parte orientale dell’attuale Ucraina faceva già parte dell’Impero russo, mentre nel 1920 l’Urss occupò il piccolo territorio tra l’attuale confine con la Moldavia e la sponda destra del fiume Nipro, chiamato Repubblica popolare ucraina che si era liberata dal giogo russo con la Rivoluzione d’Ottobre del 1917.

Dopo la Crimea, la Transnistria? Insomma, dopo la Crimea, Putin non sembra sazio. Convinto di dover portare a termine il suo progetto di una Grande Russia, punta ad accreditarsi in patria come lo Stalin nel ventunesimo secolo. Perché l’occupazione della Crimea, ora dopo ora, non sembra affatto un riposizionamento strategico e militare. Non solo. Dopo essersi garantito il territorio della penisola sul Mar Nero, già sede di basi militari russe, Putin non allenta la tensione. Secondo fonti della Nato aumenta la presenza militare russa lungo i confini sud-orientali dell’Ucraina. Mosca potrebbe optare per un blitz da sud-est verso ovest per garantire continuità territoriale alla Crimea (occupando un territorio abitato da una consistente minoranza russa) fino ai confini moldavi. Qui l’avanzata delle truppe di Mosca potrebbe proseguire nella provincia moldava della Transnistria, già oggi, di fatto, sotto il controllo di miliziani russi e abitata da popolazioni russofone.

Rischio allargamento. Un’operazione di questo tipo, tutt’altro che improbabile (viste le richieste del locale governo non riconosciuto di Transnistria e le proteste pro-Putin nelle province sud-orientali dell’Ucraina), potrebbe trasformare una guerra locale combattuta senza l’uso delle armi in un conflitto regionale, interessando anche i paesi baltici, la Polonia e la Romania; paesi, questi, appartenenti alla Nato.

Le paure di un occidente inerme. Se, però, l’occidente non riesce ad imporsi sul piano politico, la Nato, come abbiamo già scritto, sta riposizionando le proprie forze soprattutto nei paesi baltici (al momento si tratta di poche centinaia di soldati e una ventina d’aerei da combattimento). Anche la Finlandia, da sempre paese neutrale, ha rafforzato la propria difesa aerea. E intanto il governo russo scherza: “Gli Usa? Si preoccupino dell’Alaska”.