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Diritto di critica | August 14, 2020

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Niente abolizione, le province restano (ma vengono trasformate)

delrio-abolizione-province“Le province sono state abolite”. Sì…no…forse. Nella jungla di annunci e di propaganda elettorale è difficile comprendere cosa stia realmente succedendo. Da una parte Renzi festeggia l’ “abolizione” da parte del Senato delle province (ma il disegno di legge, dopo le modifiche, torna alla Camera), mentre il MoVimento 5 Stelle parla di “supercazzola” renziana ai danni dei cittadini in quanto le province non verrebbero abolite. È vero: il disegno di legge non abolisce le province, ma…

Per ora le province rimangono ma si trasformano. Il ddl Delrio non elimina le province. D’altronde, essendo un disegno di legge ordinario non può abolire gli enti territoriali definiti dal titolo quinto della Costituzione. Le province si trasformano e subiscono un parziale “svuotamento” dei poteri. La parte centrale di questa riforma riguarda l’eliminazione delle cariche elettive provinciali (con relativi stipendi ed indennità). Le province rimarranno 107 fino al 2015, quando 10 si trasformeranno in Città metropolitane (in attuazione della riforma costituzionale entrata in vigore nel 2001). Le province perdono di fatto quasi tutti i loro poteri e svolgeranno quasi esclusivamente un ruolo di pianificazione, fatta eccezione per l’edilizia scolastica e le pari opportunità.

Le province 2.0. Sarà presidente della provincia (e in seguito della città metropolitana) il sindaco della città capoluogo, mentre siederanno in Consiglio i sindaci e parte degli assessori del territorio. Nasce, poi, l’assemblea dei sindaci, con tutti i primi cittadini del territorio. Tutto questo senza che sindaci e assessori percepiscano indennità superiori a quelle previste già per il loro ruolo sul territorio.

Ma quanto si risparmia? Se è vero che questo può essere il primo passo all’eliminazione (o all’accorpamento) delle province, al momento, sul piano tecnico, non si può parlare di “abolizione”. Il governo Renzi punta a risparmiare a regime un miliardo l’anno (secondo l’Unione delle province italiane solo 100 milioni), ma i dubbi sui vantaggi alle casse pubbliche restano. Gli unici risparmi certi riguardano le indennità di 3mila consiglieri provinciali. Il ricollocamento dei dipendenti provinciali ai comuni o alle regioni in una prima fase potrebbe rappresentare più un costo che un risparmio, come indicato in una relazione della Commissione Bilancio del Senato.

Tra 9 mesi arrivano le città metropolitane. La nascita delle città metropolitane si avrà a partire dal 1° gennaio 2015. Le province interessate dalla trasformazione saranno Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Roma (con poteri diversi), Napoli e Reggio Calabria (dal 2016). Gli organi avranno una composizione uguale a quella delle province (in alcune città metropolitane, però, il presidente verrà eletto) ma cambiano decisamente i poteri: se alle province non resta che un ruolo di coordinamento, alle città metropolitane spetterà la pianificazione territoriale delle vie di comunicazione e dei trasporti.

Comments

  1. ANNA PONISIO

    Abbiamo capito che sarà un’altra ca..ta pazzesca!