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Diritto di critica | December 12, 2017

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Allarme inquinamento, “17 anni per salvare il Pianeta”

Presentato a Berlino il rapporto internazionale sul cambiamento climatico, le emissioni di gas serra sono in costante aumento

Allarme inquinamento, “17 anni per salvare il Pianeta”

Il sospetto già c’era, ma adesso gli studi della Ipcc (l’organizzazione intergovernativa mondiale sul cambiamento climatico) presentati qualche giorno fa a Berlino lo confermano: per salvare la Terra e i suoi abitanti dal disastro ecologico non c’è più tempo. Dopo anni di protocolli di Kyoto, inutili meeting e accordi di facciata la situazione del nostro Pianeta non è migliorata, anzi. Il rapporto dell’Ipcc (che ha anche illustrato oltre mille possibili scenari analizzati da 31 team internazionali) dimostra che dal 2000 al 2010 le emissioni di gas serra sono cresciute costantemente: un miliardo di tonnellate in più ogni anno, un’enormità, dovuta sia alla forsennata richiesta energetica e alla corsa allo sviluppo dei Paesi in crescita, sia alle scarse misure anti-inquinamento prese finora dai giganti economici come Cina, Stati Uniti e la stessa Europa.

Gli scienziati hanno parlato chiaro: abbiamo 17 anni per provare a cambiare le cose, passando ad un uso reale e massiccio di energie rinnovabili, e invertire la tendenza; da qui al 2050, in particolare, occorrerà ridurre le emissioni e la presenza di diossido di carbonio nell’atmosfera almeno del 40 per cento (l’ideale sarebbe il 70 per cento). In questo modo, sarà possibile contenere l’inarrestabile riscaldamento della Terra entro i due gradi: «Per evitare interferenze pericolose con il clima – ha dichiarato uno dei presidenti del progetto Ipcc, il tedesco Ottmar Edenhofer – dobbiamo cambiare le nostre abitudini». In caso contrario, entro il 2100 le temperature medie del pianeta aumenteranno fra i 3,7 e i 4,8 gradi. Una catastrofe per gli ecosistemi, i ghiacciai, gli oceani, le città di costiera. Nel rapporto dell’organizzazione l’esempio dell’Alaska è lampante: nello Stato americano, che ospita il più alto numero di ghiacciai montani della Terra, la superficie di questi sta diminuendo drammaticamente. Gli osservatori parlano di un ritiro dei ghiacci per parecchie migliaia di metri; il Muir, per esempio, è arretrato in soli cento anni di ben 30 chilometri, rivelando la baia di Glacier Bay, che un paio di secoli fa semplicemente non esisteva.

In attesa del nuovo round di negoziati mondiali sul clima, previsti nel 2015, l’impresa che chiedono gli esperti appare però piuttosto disperata. Soprattutto perché gli Stati al profitto non rinunciano: «In realtà ridurre le emissioni di gas costerebbe, in termini di crescita, solo lo 0,06 per cento del Pil ogni anno – spiega Edenhofer – questo non significa che il mondo deve sacrificare lo sviluppo economico per salvare l’ambiente. Inoltre bisogna considerare il risparmio che ne deriverebbe dalla limitazione dei fenomeni atmosferici estremi e dall’inquinamento dell’aria che respiriamo».

Non solo riduzione dei gas serra. Gli oltre ottocento studiosi che per mesi hanno analizzato il mutamento climatico e i suoi effetti, individuano come punti chiave per la svolta anche le biomasse, l’elettricità e la lotta alla deforestazione: piantare nuovi alberi per catturare le sostanze nocive dell’atmosfera. L’ultima valutazione della Ipcc risale al 2007; oggi, concludono gli esperti, ci sono molte più conoscenze sulle energie alternative e le misure anti-inquinamento. Tutto sta nel renderle attuabili su larga scala prima che sia troppo tardi.