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Diritto di critica | May 31, 2020

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Riforma del lavoro, ecco quello che c'è da sapere

Il nuovo testo sui contratti a tempo ora dovrà passare al Senato. Si prospetta una dura battaglia tra Ncd e sinistra Pd

Non si placano le fibrillazioni nella maggioranza intorno alla riforma del mercato del lavoro. Matteo Renzi si ritrova schiacciato tra la sinistra del Pd e i paletti posti da Angelino Alfano. Il testo proposto dai democratici non piace all’ala “destra” della maggioranza. Ma soprattutto non piacciono a Stefano Fassina e alle varie minoranze del Pd le aperture del premier a Ncd e Scelta Civica. D’altronde, sarà compito di Renzi (e in parte del ministro Giuliano Poletti) cercare una mediazione. Perché se è vero che in commissione alla Camera il Pd aveva i numeri per l’approvazione del testo attuale (qui gli alfaniani hanno votato contro), non li avrà al Senato.

Più flessibilità e più lavoro. Il decreto ha lo scopo di liberalizzare i contratti a tempo. Meno regole e più flessibilità. L’obiettivo è quello di dare garanzie inferiori all’attuale contratto a tempo indeterminato, ma garanzie per tutti, eliminando (o quanto meno provando ad eliminare) il dualismo del mercato del lavoro, frutto delle riforme della fine degli anni novanta, con iper-garantiti e chi è senza tutele.

Meno paletti per i contratti a tempo. La riforma Fornero (cioè la legge attualmente in vigore), prevede che la durata massima di un contratto a tempo senza indicare la causale del contratto non può superare i 12 mesi. Con la riforma proposta dal governo questo limite sale a 36 mesi. Questo significa più libertà per le aziende di impiegare in mansioni diverse da quelle iniziali, per la durata del contratto, lo stesso dipendente. Con la legge in vigore nell’arco di 36 mesi il contratto a tempo può essere prorogato solo una volta, con indicazione della causale. Con la riforma proposta dal ministro Poletti inizialmente si prevedevano otto rinnovi, senza causale. Dopo le proteste del Pd i rinnovi sono scesi a cinque. Per quanto riguarda la quota di lavoratori a tempo determinato, la legge Fornero prevede che la percentuale massima venga stabilita dai contratti collettivi. La nuova riforma prevede che – se non diversamente indicato dai contratti collettivi – la percentuale non può superare il 20%.

Il rilancio dell’apprendistato. Discorso a parte va fatto per la riforma dell’apprendistato. L’obiettivo del governo Monti era quello di rilanciare questa tipologia contrattuale per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. Il risultato è stato l’opposto con una diminuzione considerevole di giovani apprendisti. La legge attuale prevede che il datore di lavoro debba contrattualizzare almeno il 30% degli apprendisti al termine della formazione. In un primo momento la riforma Poletti prevedeva la cancellazione totale di obblighi di contrattualizzazione per i datori di lavoro. Dopo il primo passaggio parlamentare, il testo è stato corretto inserendo un obbligo di assunzione pari al 20% ma solo per aziende con più di 30 dipendenti. Sempre nel nuovo testo, viene semplificata la forma scritta (abolita nel testo precedente) per il piano formativo.