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Diritto di critica | May 24, 2019

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L'imprenditoria straniera che batte la crisi

In Italia calano le imprese italiane e aumentano quelle straniere. E creano 85 miliardi di euro di valore aggiunto

L’imprenditoria straniera che batte la crisi

Italia, paese di imprese straniere. Il dato che emerge dal rapporto della Fondazione Leone Moressa circa l’imprenditoria nel nostro paese è chiaro: nell’ultimo anno le imprese straniere sono cresciute sia in termini di numero che di produttività, in un trend positivo che le imprese italiane invece non hanno conosciuto. Un dato, questo, in controtendenza con l’attuale situazione economica e lavorativa del nostro Paese, ormai tristemente abituato alle parole “crisi” e “disoccupazione” e poco incline a credere ai timidi segnali di ripresa. Eppure, per quanto riguarda le aziende straniere i numeri parlano di realtà in grado di assorbire l’urto della crisi e capaci di dare un significativo contributo al valore aggiunto nazionale, specialmente nelle regioni del Nord-Est (Lombardia in primis).

“Imprese straniere”. Per “imprese straniere” si intendono le imprese in cui persone non nate in Italia partecipano complessivamente per più del 50% alle quote di proprietà e alle cariche amministrative detenute: l’imprenditorialità straniera può poi essere esclusiva, forte o maggioritaria a seconda della maggiore o minore partecipazione di persone straniere.

I numeri dell’imprenditoria straniera in Italia. In base a questa definizione, la Fondazione Leone Moressa – attiva nel campo della valorizzazione del ruolo sociale ed economico dell’artigianato e della piccola impresa in Italia e nello studio del contributo e delle problematiche della presenza straniera sul territorio nazionale – ha riscontrato che nel 2013 le imprese operanti in Italia e condotte da soggetti nati all’estero siano 497.080, cioè circa l’8,2% del totale delle 6.061.960 di quelle attive sul nostro territorio, e che il 94% di esse sia a conduzione straniera esclusiva: rispetto al 2011, c’è stato un aumento complessivo del 9,5%, specialmente nei settori alberghiero, dei servizi e del commercio. E’ il commercio ad aggiudicarsi la prima posizione per quanto riguarda il numero di azienda condotte da stranieri con più di 175 mila imprese (35,2% del totale), seguito dal settore delle costruzioni e da quello dei servizi, con rispettivamente 126mila imprese (25,4%) e 104 mila (21,1%). Gli incrementi maggiori a livello regionale sono stati riscontrati nel Lazio e in Campania (+19,4% e +18,8%).

Imprese straniere e italiane a confronto. Secondo i dati della Fondazione Leone Moressa, ci sarebbe un significativo divario tra l’imprenditoria italiana e quella straniera per quanto riguarda il bilancio del 2013 tra aziende iscritte e cessate: nel caso delle aziende italiane, infatti, il bilancio sarebbe negativo (con una perdita di quasi 50mila imprese);  lo stesso non si può dire delle imprese a conduzione straniera,  per le quali il saldo sarebbe invece positivo (+18mila imprese) e  il tasso di sviluppo si attesterebbe al 3,8%, contro il -0,9% italiano.

Il valore aggiunto delle imprese straniere. Oltre al dato numerico, è significativo anche quello relativo alla produttività dell’imprenditoria straniera in Italia: le 497mila aziende guidate da stranieri, infatti contribuiscono con 85 miliardi di euro alla creazione de 6,1% del valore Aggiunto nazionale, in particolar modo nel settore delle costruzioni – nel quale il contributo degli immigrati produce il 14,9% di tutta la ricchezza creata nel settore – e dei servizi. Le regioni del Centro-Nord sono quelle nelle quali l’apporto straniero è più significativo: in Lombardia la componente straniera produce in assoluto la maggiore ricchezza in termini di Valore Aggiunto, superando i 20 miliardi di euro, seguita da Lazio, Emilia Romagna e Veneto (rispettivamente, 12, 9 e 9 miliardi di euro).