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Diritto di critica | March 30, 2020

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Libia nel caos, è scontro con gli islamisti

Le elezioni si avvicinano e i Fratelli musulmani e gli jihadisti si vogliono garantire una posizione di vantaggio

di | 23 Mag 2014Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

In Libia è guerra tra i jihadisti e l’esercito del generale Khalifa Haftar. Un’escalation inevitabile vista la drammatica situazione del paese a tre anni dalla caduta del regime Gheddafi. Negli ultimi mesi sono stati uccisi numerosi ufficiali dell’esercito, inclusi due dirigenti dell’intelligence militare, diversi membri delle forze di polizia, giornalisti, funzionari della magistratura, tutti oppositori dell’avanzata islamista. Ci sono, inoltre, stati numerosi sequestri ai danni di diplomatici che hanno portato alla chiusura di diverse ambasciate, tra cui quella di Algeria, Arabia Saudita ed Emirati Arabi.

L’avanzata di jihadisti e Fratelli musulmani. Come illustra l’analista Abdallah Schleifer, dell’American University del Cairo, il fronte islamico che sta cercando di prendere il controllo del Paese è composto sia da milizie jihadiste (tra cui Ansar al-Sharia) che dai Fratelli Musulmani, i quali sono diventati forza dominante nel Congresso Generale Nazionale, nonostante non siano riusciti a garantirsi una netta maggioranza alle ultime elezioni. Un’egemonia che, secondo Schleifer, sarebbe il risultato di precise manovre politiche e di una mancanza di coordinazione da parte dell’opposizione liberale e nazionalista.

Le mani degli islamisti sulla Libia. Il Partito della Giustizia e della Costruzione, ala politica dei Fratelli Musulmani, con l’elezione ritenuta da molti analisti una farsa, se non un golpe, puntava a ribaltare il risultato delle elezioni vinte nel luglio 2012 dall’Alleanza delle Forze Nazionali dell’ex premier Mahmoud Jibril. E così dopo le dimissioni a marzo del premier Ali Zeidan e l’abbandono, cinque giorni dopo l’investitura del successore Abdullah al Thani, la Libia era in procinto di cadere nelle mani degli islamisti.

La risposta militare. Anche Alaa al-Amari, del Guardian, è convinto del fatto che la Libia si trova a dover fronteggiare una rara alleanza tra Fratelli Musulmani e fazioni islamiste particolarmente violente. Aggiunge, inoltre, che i fattori scatenanti della risposta militare del generale Haftar sarebbero stati due: l’elezione di Ahmed Maiteeg come primo ministro, uomo considerato vicino ai Fratelli Musulmani e l’assassinio del capo dell’intelligence militare, Ibrahim al-Senoussi, ucciso a Bengasi lo scorso 8 maggio. Al-Senoussi aveva parlato di un’alleanza islamista, spalleggiata da membri del governo, da alcuni militari e dall’intelligence del Qatar e della Turchia in coordinazione con fazioni di stampo jihadista legate a Ansar al-Sharia.

La richiesta di un governo elettorale. Lo scorso 21 maggio il generale Haftar aveva chiesto alla Corte Suprema l’instaurazione di un governo di emergenza e le elezioni anticipate, unica soluzione poiché la Libia era ormai entrata nella spirale del terrorismo. Un provvedimento che le fazioni filo-Fratelli si guardano bene dal concedere, consapevoli della propria debolezza elettorale.

Un semi-golpe. Nella notte di giovedì le milizie armate jihadiste sono entrate a Tripoli per schierarsi attorno al parlamento e proteggere il neo-governo islamista da eventuali attacchi dell’esercito; un segnale chiaro che dimostrerebbe i legami tra attuale esecutivo e gruppi radicali. Le forze di Haftar hanno dunque dato il via all’offensiva, con blindati e sparatorie a Tripoli, fin dentro la sede del Parlamento; scontri anche a Bengasi, con 80 morti e 140 feriti. In un’intervista al quotidiano saudita con sede a Londra, Asharq al Awsat, Haftar ha illustrato gli obiettivi dell’operazione denominata “Karamah” (dignità):

“Lo scopo dell’offensiva che ha interessato Bengasi e Tripoli, dove domenica scorsa il parlamento è stato assaltato dagli uomini di Haftar, è quello di “ripulire” il paese dagli estremisti. A Tripoli abbiamo dato seguito a quanto iniziato a Bengasi e ora andremo avanti”.

Un elemento interessante citato da Haftar è il fatto che, tra i jihadisti catturati, ci sarebbero numerosi stranieri, tra cui afgani, pakistani, ma anche britannici, ungheresi e italiani. Khalifa Haftar, seguendo le orme di al-Senoussi, parla dei presunti legami esistenti tra Fratelli Musulmani libici e jihadisti di Ansar al-Sharia. Il generale sostiene che le truppe libiche che si contrappongono agli estremisti sono ben preparate, contano già 6mila uomini e stanno ricevendo adesioni da molti ranghi dell’esercito sia nella zona di Tripoli che di Bengasi.

L’iniziativa italiana. L’Unione europea ha espresso la sua preoccupazione per deterioramento della situazione in Libia e intanto gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare nella base siciliana di Sigonella, nel caso in cui fosse necessario evacuare la propria sede diplomatica a Tripoli. Intanto il governo italiano si sta impegnando, in ambito Onu, a guidare il Paese ad elezioni politiche nel minor tempo possibile.

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