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Diritto di critica | May 24, 2019

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Ora Renzi ha la forza per cambiare l'Europa

Il successo incredibile in patria e la vittoria degli anti-euro in Francia e Gran Bretagna rendono l'ex sindaco di Firenze l'unico leader che può contrastare l'austerity "tedesca"

Ora Renzi ha la forza per cambiare l’Europa

“Ecco il Matador”. Così, una Merkel apparentemente divertita ha dato il suo benvenuto a Matteo Renzi che da “marziano” della politica italiana è divenuto di fatto il fulcro centrale per il quale dovrà passare il rinnovamento europeo perché “o si cambia, o si muore”. L’ex sindaco di Firenze deve riongraziare certamente quel 40% degli elettori che hanno votato il “suo” Pd e soprattutto deve dire grazie a quella ventata di anti-europeismo che ha cambiato lo scenario politico europeo e che lo rende l’unico leader legittimato, alla vigilia del semestre italiano alla guida della Ue.

Renzi, il leader anti-Merkel. Renzi è l’unico leader europeo ad aver avuto una legittimazione politica senza uguali, tra l’altro in un paese che più di altri sta soffrendo le conseguenze dell’austerity. Ciò cambia gli equilibri, non tanto nel Parlamento europeo (per il quale siamo stati chiamati al voto), quanto al Consiglio europeo, organo legislativo intergovernativo. In quest’ultima tornata elettorale, i cristiano-democratici della Cancelliera arretrano, i socialisti del presidente francese Hollande crollano. E lo stesso primo ministro britannico David Cameron si ritrova schiacciato dal movimento di estrema destra. Insomma, se la Merkel esce indebolita (più sul fronte europeo che interno), Renzi sarà il suo contraltare in Europa. Hollande sarà la sua inevitabile spalla. Il presidente francese, debolissimo in patria, ha bisogno di svincolarsi dalla Germania e realizzare un’Europa diversa. Cameron, invece, più intento a disegnare una exit strategy che un’Europa diversa, potrà essere per Renzi l’alleato anti-Merkel su alcune battaglie.

Verso una Bce più “forte”? Non sarà comunque semplice perché la Merkel ha dalla sua la forza dei trattati. Tuttavia, potrebbe ammorbidire le proprie posizioni di fronte al rischio di emarginazione nel contesto europeo. Se è difficile ed improbabile riuscire a rivedere i parametri di Maastricht (sempre che ci sia reale volontà politica), una riforma della Bce, attribuendole anche il compito di contrastare la disoccupazione con specifiche politiche monetarie (che possono passare, in fasi critiche, da moderate svalutazioni) come la Fed americana, appare già più fattibile. Ma ci vorrà l’accordo di tutti i paesi della zona Euro. Tuttavia, proprio questa eventuale possibilità non deve diventare l’alibi per non fare quelle riforme, la cui mancanza (o incompletezza) ha acuito la crisi economica dalla quale l’Italia e altri paesi faticano a lasciarsi alle spalle.

Le carte da giocare. A livello europeo queste elezioni sono state vinte dal partito popolare europeo, che rimane forza di maggioranza relativa anche se vede calare le sue preferenze in favore dei socialisti e delle forze anti-europee. Ora dovrà essere eletto il nuovo presidente della Commissione (il governo europeo) e il Ppe dovrebbe presentare il suo leader Jean-Claude Juncker. Tuttavia con ogni probabilità non avrà la maggioranza in parlamento. A quel punto toccherà al leader dei socialisti Martin Schulz. In caso di empasse, Renzi potrebbe giocarsi la carta di Enrico Letta o di Massimo D’Alema per la posizione di ministro degli Esteri dell’Unione.

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