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Diritto di critica | April 22, 2019

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Ecco il documento di analisi del voto che divide il M5S - LEGGI - Diritto di critica

Ecco il documento di analisi del voto che divide il M5S – LEGGI

Ecco il documento di analisi del voto alle Europee fatto circolare tra i grillini in Parlamento e che tanto ha fatto discutere:

Analisi del voto

1. Intro

Il MoVimento non è crollato, ma Renzi ha stra-vinto, con percentuali senza precedenti nella storia della Repubblica se si escludono i risultato della Dc del dopoguerra, ai tempi della legge truffa. A comporre questo risultato concorrono fattori esogeni ed endogeni. Per comodità di esposizione partiamo dai primi.

2. Fuori

MERCATI FINANZIARI

Una spia sempre importante da tenere sott’occhio sono i mercati finanziari. Con la preannunciata avanzata del MoVimento 5 Stelle nei sondaggi, è scattata la fuga dai mercati e l’innalzamento dello spread. Oggi, i ben informati, parlano di speculazione. Banchieri e finanzieri, si dice, avessero in mano sondaggi ben più accurati e hanno agito speculando sui mercati. Non a caso, dopo il voto, i mercati hanno rimbalzato e lo spread è calato.

CANCELLERIE EUROPEE

Altri ben informati parlano del “terrore” dell’entrata dei cinque stelle nelle istituzioni europee. La pressione sarebbe stata esercitata dai leader europei nei confronti di Renzi.

COMUNICAZIONE

L’elemento che più salta agli occhi è la voluta polarizzazione emotiva dell’elettorato. Non “speranza vs paura” come spiegato da Renzi ma, in realtà, “serenità vs ansia”. I risultati in altri paesi europei (esclusa la Germania) ci dicono che è stato premiato il “nuovo”. In Italia il concetto di “nuovo” ha preso due diramazioni:

1) Nuovo-rassicurante

2) Nuovo-non rassicurante

1) Gli italiani in questa fase difficile hanno dimostrato di aver bisogno di affidarsi a un uomo forte (fattore che ciclicamente torna nella storia, da Mussolini a Berlusconi) e hanno bisogno di serenità. Renzi ha saputo trasmettere serenità costruttiva, mentre noi abbiamo trasmesso energia sì, ma ansiosa e fatta percepire dai media e dagli altri competitor come distruttiva. Renzi è stato capace di lasciare il segno con un messaggio di novità, grazie al suo linguaggio e ai suoi toni.

Renzi (volutamente) è apparso diverso dal suo stesso partito, un partito che non trascina, che non ha mai toccato le emozioni del Paese. E Renzi lo sapeva pure. Noi abbiamo cercato di sovrapporre l’immagine del premier a quella del suo partito (il messaggio del “burocrate”), lui ha sempre giocato a disallinearsi, a discostarsi dal suo partito.

Ciò ha permesso a Renzi di non subire le dirette conseguenze degli scandali giudiziari (vd Expo), la gente ha pensato: “Ok, il Pd fa schifo, ma Renzi è un’altra cosa e sta cambiando pure il suo partito”.

Anche la scelta dei frontmen (meglio women) da dare in pasto alle tv e da mettere a capo della campagna elettorale è andata in questo stesso senso. Le cinque donne capolista sono state tutte elette e con moltissime preferenze. In particolare Bonafé, Moretti e Picierno sono state mandate ovunque con un copione semplice, lineare ed efficace con un aspetto fresco e giovane. Hanno venduto qualcosa di (apparentemente) concreto, parlando sempre al presente (“Faccio”, “Approvo”, etc).

2) Il punto sarà analizzato nel capitolo “Dentro”.

SONDAGGI DOPATI, CHIAMATA ALLE ARMI E MANOVRA A TENAGLIA

A lungo ha serpeggiato il sospetto che certi sondaggi (l’ultimo a nostra conoscenza risalente a giovedì 22 maggio ci dava testa a testa al 29 per cento) siano stati fatti girare ad arte. Il timore di un’imposizione del 5 stelle avrebbe spinto anche gli elettori più pigri e recalcitranti a presentarsi al seggio per frenare l’avanzata. E in parte è vero.

I sondaggi non sono, però, dopati, semplicemente la metodologia utilizzata per la loro stesura non tiene conto di chi, infine, va a votare. I campioni presi in considerazione sono rappresentativi dell’universo di riferimento (popolazione italiana attiva), ma se la fascia giovane domenica è andata a mare è venuta meno la fetta più influente dell’elettorato a cinque stelle.

L’effetto della “chiamata alle armi” però c’è stato. Pur di frenare l’avanzata a cinque stelle, gli apparati dei partiti hanno fatto ricorso a tutte le vecchie metodologie di raccolta del consenso. Chiamate telefoniche, porta a porta, organizzazione di gruppi che portassero gli anziani a votare. La vecchia macchina del consenso. Il risultato si è avuto. Ma non è tutto, c’è stato qualcos’altro che ha, infine, portato al risultato delle urne. I partiti hanno effettuato una sorta di manovra a tenaglia. Renzi da una parte ma, soprattutto, Berlusconi dall’altra.

Il leader di Fi, infatti, a più di dieci giorni dal voto non ha più chiesto di votare Forza Italia, ma di votare contro il M5S. A B. non mancano certo tecniche della comunicazione e per questo, da mattina a sera, in tutti gli spazi mediatici possibili ha affondato la sua campagna anti-Grillo: “Grillo l’assassino, Grillo il pericoloso sovversivo, 5 Stelle comunisti e/o fascisti”. E’ successo non solo grazie all’informazione di base (quotidiani, telegiornali e talk politici), ma soprattutto per mezzo della tv del dolore con i contenitori del pomeriggio e quelli della mattina dove non c’è la politica ma passano dei messaggi incredibilmente penetranti.

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