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Diritto di critica | December 11, 2018

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La politica da ombrellone e il pareggio della retorica

Botta e risposta vuoti, buoni per tutte le stagioni, in attesa della pausa estiva

La politica da ombrellone e il pareggio della retorica

Quando arriva l’estate la nostra politica ha bisogno di tirare il fiato – il Paese invece deve continuare a tirare la carretta – dalle fatiche dell’annata che finisce acuite dalla campagna elettorale. In più c’è il bisogno di chiudere in bellezza prima delle ferie vere, mostrando a tutti un attivismo frenetico su attività d’importanza capitale. Il problema però è far passare quel tempo che separa tutti i leader di qualcosa dall’agognato ombrellone facendo credere che le cose stanno andando avanti spinte da un dinamismo che non c’è.
Per aggirare l’ostacolo e centrare l’obiettivo, due parti in lotta rappresentanti di interessi diametralmente opposti, adottano una tattica comunicativa ben precisa: dopo essersi affrontate de visu e in separata sede, dicendosi le cose come stanno realmente (come non sapremo mai del tutto), si accordano su cosa comunicare all’esterno, facendo in modo di dire due concetti l’uno all’opposto dell’altro, ma presentandoli diplomaticamente, quasi con garbo, in modo da conquistarsi almeno una parte di ragione. In modo da annullare l’espressione emotiva e facendo sembrare le parole quasi sulla stessa lunghezza d’onda, anche quando sono lontane anni luce. Come a dire non facciamoci del male, o almeno non troppo, che ne parliamo dopo l’estate. Prendiamo tempo, tanto quest’anno c’è pure il mondiale. Una sorta di opposte convergenze, insomma, o di medesime divergenze, in cui i concetti algebricamente si annullano ottenendo il classico “pareggiotto”: un punto a testa.

Guardiamo per esempio quello che hanno detto il premier Matteo Renzi e Manuel Barroso, il presidente uscente della Commissione Europea. Renzi dice e ripete che “l’Europa ha bisogno di flessibilità”, poteva anche dire l’Italia, o l’Europa e l’Italia hanno bisogno di flessibilità, però, tutto sommato, la frase resta condivisibile. Barroso risponde concedendo qualcosa: “bene il processo di riforma, meritate credito (bancario no, allora in che senso!?)”, ma poi aggiunge rigoroso, le “regole del Patto di stabilità e crescita vanno rispettate al 100%, lo dice anche il Trattato”, ah, ecco, il Trattato..! Poi blandisce:”l’Europa ha bisogno di un’Italia forte”. Ma se stiamo con la flebo e come si fa senza flessibilità?

Per tutta risposta, ben conscio del solito due di picche, Renzi attacca le banche tedesche e in primis la Bundesbank, la banca federale tedesca sul cui identico modello (sarà un caso) è stata creata la BCE. In sostanza il premier le intima di farsi gli affari propri, garantendo che sì gli parleremo, non saremo maleducati, ma ribadendo, “l’Europa è dei cittadini e non dei banchieri – pausa prima del finale in par condicio – tedeschi..e italiani”. Un allargamento della categoria utile a mitigare l’affermazione, evitando che i banchieri tedeschi si storcano sul serio per una frase a ben vedere del tutto vuota.
Infatti, il premier sta parlando di Europa dei cittadini con un uomo dell’establishment tecnocratico-finanziario, il quale, per giunta, sta negando decisamente proprio il volere dei cittadini: più aiuti e meno tassazione, ovvero sia, la famosa flessibilità. Segue l’accattivante finale anti casta bancaria, che oltretutto ci sta bene. Tanto che Barroso è costretto ad ammettere l’ovvio e “finalmente” a concedere come in effetti la BuBa sia “un’istituzione esterna alla UE” (la scoperta dell’acqua calda), salvo rincarare, “secondo il nostro modo di vedere, le regole consentono la flessibilità. E nessun primo ministro ha chiesto la modifica delle regole”. Giacchè “le regole vanno rispettate – ha aggiunto – ma bisogna darne attuazione in maniera intelligente, questo è fondamentale”. Quindi nessuno ha chiesto regole diverse né deve volerne. Bastano quelle che abbiamo. Il problema è che finora le avevamo attuate in maniera sciocca. Si tratta delle stesse regole che, guarda un po’, stanno tanto a cuore alla Bundesbank (l’istituzione esterna alla Ue) e alla Merkel. Con la cancelliera tra l’altro dal governo rassicurano: il rapporto è ottimo, quasi idilliaco.
In attesa di vedere in che direzione si muoverà il barcollante Hollande, ma già sapendo la posizione di Juncker, sarà meglio trarne una breve morale: Renzi e Barroso (Italia e Ue) hanno detto l’opposto, ma con calma, quasi col sorriso, fingendo bene di venirsi incontro e togliendosi pure qualche soddisfazione: lo pseudo pugno sul tavolo (Renzi) e il mettere i puntini sulle i (Barroso).

Adesso moltiplichiamo questo faccia a faccia per tanti altri vertici, incontri e summit su tanti altri nodi importanti da sciogliere che si succederanno da qui alle vacanze. Avremo il solito risultato: lo 0-0, che favorisce chi è in vantaggio. A che puntata saremo giunti ormai non lo sa più nessuno. Per la prossima il titolo da usare ce lo ha lasciato in dono Giorgio Faletti: “io uccido”. Resta da decidere chi sia a parlare, ma è già un best-seller!

@virgiliobart