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Diritto di critica | May 31, 2020

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Caso Ruby: Berlusconi assolto, tra ''prove'' deboli e strategie

Uno a uno palla al centro. Anche se forse si tratta di una vittoria netta. La sentenza d’Appello sul caso Ruby, infatti, oggi ha ribaltato il primo pronunciamento dei giudici che avevano condannato l’ex premier, Silvio Berlusconi, a 7 anni.

Secondo la Corte di Appello, invece, per l’accusa di prostituzione minorile “il fatto non sussiste” mentre per la concussione “il fatto non costituisce reato”. Viene da chiedersi sulla base di quali elementi Berlusconi sia stato invece condannato in primo grado. Delle due, l’una.

Certo, l’impianto accusatorio pativa diverse e profonde debolezze, su cui Diritto di Critica aveva già scritto in un’analisi e in un’intervista, in tempi non sospetti. Difficile, se non impossibile, infatti, provare che Berlusconi conoscesse la reale età della ragazza. Per non parlare della prova dell’accusa di prostituzione minorile: ci sono stati casi di donne che parteciparono alle feste ad Arcore e vennero “premiate”, pur senza aver essersi mai intrattenute in incontri ‘piccanti’ con chicchessia. E allora, l’accusa di prostituzione (denaro in cambio di sesso) cade. Sull’argomento, inoltre, la stessa Ruby aveva cambiato versione diverse volte: quale quella attendibile?

Una variabile da non sottovalutare, inoltre, è la guerra interna alla Procura di Milano, scatenatasi tra Bruti Liberati e il suo aggiunto, Robledo. Una debolezza “esterna” che nel sottotesto alla vicenda potrebbe comunque aver giocato un ruolo di corollario.

Ma le divisioni e le spaccature si sono registrate anche all’interno della difesa dello stesso premier, con Niccolò Ghedini nei fatti “commissariato” da Franco Coppi, avvocato meno “politico” e più moderato. Accanto a lui, Filippo Dinacci. Entrambi continuavano a ripretere di aver “fiducia nella magistratura” nei giorni immedietamente precedente.

E la grande sconfitta è Ilda Boccassini, magistrato che nella requisitoria di primo grado diceva di aver raccolto elementi per provare le sue accuse “oltre ogni ragionevole dubbio”. La vera sconfitta in questo processo per molti aspetti “sui generis”, oggi è lei. Per tacer di Bruti Liberati.

@emilioftorsello