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Diritto di critica | September 18, 2020

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Il Fisco potrà utilizzare la Lista Falciani, tremano seimila italiani - Diritto di critica

La lista Falciani si potrà utilizzare per scovare gli evasori. A dirlo sono stati i giudici tributari della Lombardia che hanno dato ragione a Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate. In pratica, le informazioni sui conti correnti dei nostri connazionali presso la banca britannica Hsbc di Ginevra adesso potranno essere utilizzate per verifiche e lotta all’evasione.

La lista Falciani prende il nome dal suo “proprietario”, Hervè Falciani, che nel 2009 passò al fisco francese una serie di informazioni sui clienti stranieri della Hsbc di Ginevra. Nel file c’era di tutto, tra cui anche dati, numeri e schede di sintesi relative a seimila italiani.

A bloccare il fisco per diversi mesi, però, la modalità di acquisizione delle informazioni, letteralmente sottratte all’istituto di credito. Da qui una serie di azioni e dichiarazioni sull’inutilizzabilità dei file e delle relative schede. E lo scorso anno la Commissione tributaria di Varese ne aveva addirittura sancito la non utilizzabilità sulla base del fatto che le schede cliente non contenevano alcun logo o dicitura tale da ricondurle alla Hsbc. Alla base della sentenza, l’articolo 234 del Codice di Procedura civile, relativo alla cosiddetta “Prova documentale“.

A far scoppiare di nuovo il caso, un ricorso di un contribuente presentato alla Commissione regionale della Lombardia. Secondo il ricorso, infatti, i dati che certificherebbero somme detenute all’estero e non dichiarate, proverrebbero proprio dalla lista Falciani e sarebbero quindi inutilizzabili ai fini processuali. Adesso però, la sentenza d’appello ha confermato quanto già deciso in primo grado: Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza potranno avviare indagini sulla base delle informazioni ricevute e contenute nella lista Falciani.  Secondo i giudici, infatti, venuto meno il segreto bancario in UE grazie alla collaborazone tra Stati, “l’operato dell’Agenzia si dovrebbe ritenere legittimo”.

Ma non solo. Che la lista sia stata sottratta, non ne comporta l’automatica inutilizzabilità. E – come spiega anche Il Sole 24 Ore in un focus – la sentenza cita un precedente della Cassazione secondo cui «l’acquisizione irrituale di elementi rilevanti ai fini dell’accertamento fiscale non comporta l’inutilizzabilità» se manca un divieto ad hoc in tal senso.

Secondo la Guardia di Finanza, inoltre, dalla lista Falciani si potrebbe “ricavare” un “tesoretto” non da poco: 6,9 miliardi di dollari. E in una nota del 2010, le Fiamme Gialle precisavano che “nell’elenco sono contenute 6.936 posizioni finanziarie, riferite a 2 anni (dal 1.1.2005 al 31.12.2006), per complessivi 5.728 contribuenti, tra i quali 133 sono persone giuridiche (società, associazioni)”. Sempre secondo la nota, sarebbero 132 i depositi superiori ai 10 milioni di dollari.

Sempre secondo la GdF, il 51% delle persone fisiche contenute nella lista sono imprenditori, il 15% casalinghe, il 14% professionisti (avvocati, dentisti e giornalisti), l’11% dirigenti di azienda, il 4,5% pensionati e il 2% studenti. Dal punto di vista geografico, invece, il 63% dei contribuenti sono in Lombardia, l’11% nel Lazio, il 7% in Piemonte, il 4,5% in Emilia Romagna, il 4% in Veneto, il 3,5% in Toscana, il 3% in Campania come anche nelle Marche, il 2,5% in Trentino Alto Adige, l’1,5% in Friuli Venezia Giulia e in Liguria, lo 0,5 % in Puglia.

Un tesoretto che non fa distinzione tra Nord-Centro e Sud. Cifre che, in tempo di spending review, fanno gola alle casse dello Stato.

@emilioftorsello