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Diritto di critica | May 25, 2020

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"Allah, uccidi gli ebrei", il folle sermone dell'imam

Nel centro islamico di San Donà di Piave viene registrato un video di un sermone antisemita. Ora Alfano ha provveduto all'espulsione dell'imam

di | 06 Ago 2014Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

“Allah, uccidili tutti”. Con queste parole Abd al-Barr al-Rawdhi, imam marocchino che ha tenuto una predica presso il centro islamico “al-Rahma” di San Donà di Piave, in provincia di Venezia, ha attaccato duramente gli ebrei. “Contali uno ad uno ed uccidili tutti fino all’ultimo. Non risparmiarne neppure uno. Fai diventare il loro cibo veleno, trasforma in fiamme l’aria che respirano. Rendi i loro sonni inquieti e i loro giorni tetri. Inietta il terrore nei loro cuori”.

Un video dentro il centro islamico. Un sermone dalle parole durissime contro un popolo, quello ebraico, accusato di avere “il cuore più duro della pietra” e di “aver sparso il sangue dei profeti” e di “gente innocente”. Un popolo che merita per questo di “essere incatenato e maledetto”. Le immagini del sermone in arabo erano però state riprese dall’interno del centro islamico ed erano successivamente finite sul sito del Memri, un centro di ricerca con sede a Washington D.C. e specializzato nell’analisi e traduzione della stampa araba e islamica. Nelle immagini si vedevano i fedeli seduti a terra e attenti ad ascoltare le parole di al-Rawdhi.

Immediata espulsione. Immediata la reazione del Governo italiano e del ministro degli Interni Angelino Alfano che ha immediatamente disposto l’espulsione del cittadino marocchino per grave turbamento dell’ordine pubblico, pericolo per la sicurezza nazionale e discriminazione per motivi religiosi. “Non è accettabile che venga pronunciata un’orazione di chiaro tenore antisemita, contenente espliciti incitamenti alla violenza e all’odio religioso”, ha sottolineato il ministro Alfano. ”Per questo ne ho disposto l’immediata espulsione dal territorio nazionale. La mia decisione valga da monito per tutti coloro che pensano che in Italia si possa predicare odio.” Il provvedimento è stato adottato sulla base di accertamenti condotti dal Servizio centrale antiterrorismo, con il concorso della Digos di Venezia e d’intesa con la Procura della Repubblica.

Non è il primo caso. Il centro islamico di San Donà di Piave non è la prima volta che finisce nel mirino degli inquirenti, come ricorda anche il presidente della provincia di Venezia Francesca Zaccariotto, già sindaco di San Donà di Piave dal 2003 al 2013: la “presenza di elementi radicali era stata più volte segnalata”. Nel 2012 ebbero luogo delle indagini su un giro di estorsioni ai danni di immigrati costretti a “donare spontaneamente” denaro convogliato su dei conti correnti siriani, libanesi, sauditi e utilizzato per favorire le entrate illegali in Italia. Le indagini portarono all’arresto di quattro siriani, tra cui Ahmad Chaddad, imam della moschea di San Donà fino al 2009. I quattro vennero arrestati a Vicenza dopo un’inchiesta condotta dalla Digos di Venezia e accusati di aver raccolto all’incirca un milione e mezzo di euro che sarebbero stati usati, secondo gli inquirenti, anche per finanziare attività eversive. L’inchiesta partì in seguito alle segnalazioni di alcuni immigrati che si erano presentati in questura per denunciare le aggressioni e le vessazioni subite. L’ex imam di San Donà era già noto agli inquirenti per gli stretti contatti con Arman Ahmed El Hissini Helmy, alias Abu Imad, l’omologo della moschea milanese di viale Jenner, condannato a tre anni e otto mesi per associazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e successivamente espulso.

Imam impreparati e contrari all’integrazione. Riemergono dunque per l’ennesima volta tutta una serie di problematiche presenti da tempo in Italia; in primis la presenza di imam “fai da te”, senza l’adeguata preparazione teologica edottrinaria, che conoscono a malapena la lingua e il contesto socio-culturale dove vanno a operare, totalmente contrari all’integrazione, liberi di divulgare odio e radicalismo all’interno di questi edifici, spesso scantinati o garage, adibiti a “luogo di culto”. Vi è poi il problema della politicizzazione dell’Islam; troppo spesso infatti le moschee diventano luoghi dove la politica scavalca la religione con la vecchia scusa che “Islam e politica sono strettamente collegati”. Quei pulpiti che dovrebbero servire per prediche di stampo fideistico a volte diventano delle postazioni dalle quali diffondere ideologie politiche, radicali  che nulla hanno a che fare con il culto e tanto meno con il contesto dei musulmani in Italia.

Episodi di questo tipo, oltre ad essere pericolosi per l’ordine e la sicurezza del paese, sono nocivi anche per tutti quei musulmani che vogliono soltanto recarsi in moschea per pregare e che con strumentalizzazioni politiche e contesti radicali non vogliono avere nulla a che fare. E’ verosimile che il caso di San Donà di Piave non sia l’unico e non ci sarebbe da stupirsi se nei prossimi mesi dovessero emergere nuovi episodi. Una cosa è certa, il Governo italiano ha lanciato un chiaro monito al riguardo, nessuna tolleranza e provvedimenti immediati per casistiche di questo tipo.