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Diritto di critica | September 25, 2020

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E ora gli Usa riabilitano Assad, il nuovo alleato contro l'Isis

Dopo la ferma condanna della Casa Bianca contro il regime siriano, a Washington si cambia strategia: "I nemici dell'Isis sono nostri amici"

Vecchi nemici, nuovi amici. Così gli Usa, dopo aver condannato il regime di Bashar al-Assad in Siria e aver chiuso qualsiasi rapporto diplomatico “fino a quando il dittatore non farà un passo indietro”, oggi trattano con il vecchio nemico. Meglio lui dell’Isis. Mentre qualcuno al Pentagono inizia a rimpiangere quell’agnellino di Saddam Hussein.

Aerei Usa in Siria. Il governo di Damasco, indebolito dalla guerra ma ancora in carica, ha dato il via libera a raid Usa e britannici anche sul territorio siriano contro gli estremisti islamici del nuovo califfato, a patto che le operazioni militari avvengano sotto la supervisione dell’esecutivo del regime. Per il momento, però, non ci saranno bombardamenti sulla Siria. Il governo americano si limiterà ad inviare droni e aerei da ricognizione per verificare e sondare la presenza di jihadisti sul territorio siriano.

Il passo indietro di Obama. Si tratta di un’apertura che ha dell’incredibile. Gli Usa hanno fatto un impensabile passo indietro sotto il profilo diplomatico, se si pensa come solo l’intervento di Putin ha reso vana la possibilità, qualche anno fa, di colpire lo stesso Assad e le sue milizie con raid aerei. Ora Obama sa che il vecchio nemico è in Medioriente l’unico vero alleato. Se cade Assad il fronte islamista potrebbe diventare inarrestabile.

Il governo siriano traballa. Dall’altra parte gli esponenti del regime siriano sono ben consci del fatto che solo l’intervento di una forza straniera può salvare il paese dall’autodistruzione. Il ministro degli Esteri siriano Walid al Muallim spiega che “un intervento aereo potrebbe non bastare”, lasciando intendere che – a patto di garanzie e salvacondotti per gli uomini del regime – il governo siriano sarebbe anche disposto ad ospitare truppe di terra.

L’Europa latita, Obama fatica. Il problema, però, rimane sempre quello: gli Usa sono praticamente soli (a parte il limitato sostegno britannico) sul fronte mediorientale. La Francia è già impegnata in Africa a contrastare l’avanzata islamista, mentre l’Italia fa i conti con la spending review e con un’opinione pubblica poco incline all’uso delle armi. Rimane la Germania che non ha interessi geopolitici da difendere. Insomma, mentre l’Europa latita, Obama fatica. Troppi fronti aperti.

La Jihad alle nostre porte. Non ci sono solo Siria e Iraq nei pensieri di Obama. a pochi chilometri dalle nostre coste, in Libia sono giunti gli islamisti. Il governo italiano fa finta di niente, mentre i media preferiscono trattare i soliti problemi nostrani, dalle gaffe a 5 stelle al bikini della ministra. Come se la Libia fosse dall’altra parte del mondo. E, mentre l’Italia gira la testa altrove, gli islamisti hanno occupato l’aeroporto di Tripoli nonostante i raid aerei condotti da forze straniere. Solo ieri emergono particolari sui bombardamenti di qualche giorno fa. Inizialmente erano stati attribuiti al governo libico in carica. Invece, sembra siano stati condotti dall’Arabia Saudita, dall’Egitto e dagli Emirati arabi uniti, contrari al rafforzamento della compagine jihadista in Libia, sostenuta principalmente dal Qatar. Insomma, in questo enorme conflitto nel mondo mediorientale per la prima volta i governi nazionali dell’area iniziano a giocare a viso scoperto. Mentre l’Europa e soprattutto l’Italia fanno finta di nulla. Perché di fronte ad uno scontro così vasto non può bastare l’invio di armi in Iraq. Serve molto di più, perché la guerra e i fondamentalisti islamici sono solo a 350 km dalle nostre coste.