Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | August 15, 2020

Scroll to top

Top

Marchionne, Montezemolo e il bilancino del potere

Il socio Della Valle. L’ad Fiat ha capito da tempo che alla contiguità di scelte e a quella sorta di rispetto fino a poco tempo fa vigente tra famiglie di antica tradizione (in primis gli Agnelli), si era ormai sostituito un “capitalismo di relazione” deleterio per il libero mercato globale. L’ex presidente Ferrari, dal canto suo, non ha saputo cogliere il vento diverso e si è legato ad uno dei principali oppositori di Marchionne e di Elkann, Diego Della Valle. Ha dimostrato – come già accaduto per la sua eterna e mai avvenuta discesa in politica – che lontano dal solco tracciato da Enzo Ferrari e Gianni Agnelli si perde. Imbarcatosi assieme al patron viola nell’avventura di “Italo” – in cui entrambi rischiano di fare una magra figura – non ha mai preso le distanze dalle dure critiche del socio.

Il re delle scarpe, infatti, ha ingaggiato più di un duello con Marchionne ed Elkann. E pur presentandosi come campione dell’industria italiana legata al Paese ed attenta alla sua realtà sociale, ne è uscito spesso con le ossa rotte. Ridicolizzato più volte sia da Marchionne, “ma la smetta di rompere Della Valle, con un solo parafango si raggiunge il totale degli investimenti in ricerca fatti da Tod’s”, che dal gruppo Fiat, divenuto primo azionista di RCS – che controlla il Corriere della Sera – proprio quando Della Valle stava combattendo una dura lotta.

Nonostante  ciò, mister Tod’s non ha rinunciato a criticare ampiamente John Elkann per la pessima uscita sui ragazzi italiani che non hanno voglia di lavorare. Una stoccata che ci stava tutta, anche se indispettire l’uomo al vertice di Exor non ha giovato né a lui, né soprattutto a Montezemolo. Ritenuto, forse con qualche ragione, l’ispiratore di quegli attacchi.

Ciò non toglie che il trattamento riservato a LCdM è stato impietoso. Mettere il dito sulle continue sconfitte della “rossa” che non vince da 6 anni (la Mercedes non vince dal 1955), è stato “ingeneroso”, ma è servito a ribadire uno dei cavalli di battaglia della sua leadership: “nessuno è indispensabile”. Neanche lui.

Marchionne sa che nel mondo di oggi per essere attuale e restare in pista bisogna vivere con questa consapevolezza. Un giorno, il momento di farsi da parte per le esigenze del marchio arriva per tutti. Un giorno..forse.

@virgiliobart

Pages: 1 2