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Diritto di critica | April 24, 2019

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Isis, quanto è reale la minaccia per l'Italia?

Terrorismo, quanto è reale la minaccia dell’Isis per l’Italia?

L’ANALISI – Ieri il Ministro degli Interni Angelino Alfano ha dichiarato che in Italia al momento non esistono minacce specifiche per quanto riguarda possibili attentati da parte di elementi dell’Isis ma che l’allerta è elevatissima. Sempre secondo il Governo, l’Italia e Roma, “sua capitale e culla della cultura cristiana”, sarebbero nel mirino dell’Isis. L’alto livello di minaccia è stato riconosciuto anche da Claudio Galzerano, direttore della Divisione anti-terrorismo internazionale dell’Ucigos , che ha anche illustrato come la crisi siriano-irachena abbia aperto scenari nuovi con i relativi rischi.

Il reducismo è uno di questi, in altre parole il potenziale ritorno di elementi che hanno combattuto nelle file di formazioni jihadiste e che potrebbero utilizzare l’esperienza acquisita per mettere in atto attacchi nei propri paesi d’origine. Un esempio lampante è quello di Mehdi Nemmouche, il franco-alegrino che lo scorso 24 maggio ha aperto il fuoco contro il Museo Ebraico di Bruxelles, uccidendo quattro persone. Nemmouche pare fosse rientrato nel 2013 dalla Siria, dove aveva combattuto in un battaglione jihadista.

Volendo esaminare il pericolo attentati da parte dell’Isis su suolo italiano è importante tener presente due elementi che si muovono congiuntamente: la motivazione e le capacità operative. A fronte dell’elevata attenzione dei nostri servizi di Sicurezza, l’Isis è sufficientemente motivato per poter cercare di colpire l’Italia? Se la risposta fosse positiva, avrebbe le capacità logistiche, tecniche e operative necessarie per mettere in atto un possibile attacco? Metteremo da parte questo secondo quesito, le cui risposte spettano esclusivamente ai servizi di sicurezza, per focalizzarci sulla prima.

Innanzitutto, è fondamentale tener presente che l’Isis è un’organizzazione per molti aspetti innovativa, con una struttura non gerarchica e con un modus operandi totalmente nuovo che unisce operazioni di tipo militare con attacchi di stampo palesemente terrorista e con il termine terrorismo intendiamo un “uso indiscriminato di violenza nei confronti di civili per scopi politici”.

Il tentativo è quello di stabilirsi su un territorio ben specifico per dar vita a un’entità statale di stampo califfale dove viene praticata un’unica forma di Islam, estremamente letterale, intollerante e che elimina qualsiasi tipo di differenziazione religiosa, che si tratti di cristiani, sciiti, yazidi o sunniti che non condividono l’estremismo dell’Isis.

Un Isis che non ha una struttura gerarchica ben definita (mettendo da parte un limitato direttivo che si occupa di amministrare le terre conquistate), dunque è difficile stabilire un confine tra “membro” e “simpatizzante”. Questo gli enti di sicurezza lo sanno bene e non è un caso che qualsiasi tipo di espressione di supporto nei confronti dell’Isis sia vista come un potenziale pericolo da monitorare.

Singoli individui o piccole cellule non direttamente legate alle strutture presenti in Iraq e Siria ma che ne condividono i principi ideologici possono dunque costituire un pericolo nel momento in cui dovessero cercare di passare all’azione.

Tornando alla domanda inziale, l’Isis ha sufficiente motivazione per poter intentare un’azione in Italia? Probabilmente no, visto che gli effetti sarebbero controproducenti; il gruppo di al-Baghdadi contribuirebbe a inimicarsi ulteriormente un’opinione pubblica già estremamente critica nei suoi riguardi legittimando tra l’altro rappresaglie militari ancor più dure nei propri confronti e con un possibile allargamento della coalizione anti-Isis.

Simpatizzanti dell’Isis hanno in più occasioni messo in discussione le notizie su azioni criminali perpetrate dai jihadisti, tra cui la persecuzione dei cristiani e degli yazidi in Iraq. Un’azione contro “il cuore della cristianità” non farebbe altro che mettere ulteriormente in difficoltà l’apparato mediatico propagandistico dell’Isis.

Un allarme era già scattato in concomitanza con il viaggio di Papa Francesco in Albania, lo scorso 21 settembre; si era parlato di possibili imminenti attacchi nei confronti del Pontefice, in un contesto di difficile gestione e controllo della sicurezza e in un momento in cui la “spirale balcanica” del jihadismo ha raggiunto i livelli più alti negli ultimi 20 anni. Fonti albanesi avevano fornito informazioni relativamente dettagliate su una situazione che non sembrava essere certo delle più sicure. Nonostante tutto il viaggio del Papa si è svolto in massima tranquillità.

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