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Diritto di critica | July 20, 2019

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Tv

Sky verso il digitale terrestre. In attesa di Netflix

Mediaset trema di fronte al possibile nuovo assalto di Murdoch alla tv generalista e gratuita. Il 2015 potrebbe rivoluzionare il panorama

Sky verso il digitale terrestre. In attesa di Netflix

Una rivoluzione. Dal 2015 la tv italiana potrebbe non essere più la stessa. Al duopolio Rai-Mediaset molto probabilmente si aggiungerà anche Sky. Via dal satellite, sì al digitale terrestre, almeno per alcune reti che potrebbero essere presto trasmesse in chiaro, dopo l’esperimento felice di Cielo.

Sky verso il digitale terrestre. Ora a tremare è Mediaset. Non c’è più Berlusconi al governo in grado di arginare le mosse di Murdoch, come già è avvenuto qualche anno fa. Anche se nulla a Sky Italia è ancora deciso (Sky ha smentito in un comunicato ufficiale questa possibilità), l’opzione potrebbe concretizzarsi anche per prevenire l’assalto sul mercato pay-per-view on demand da parte di Netflix, che – forte del successo in Francia e in Germania – si prepara ad invadere il mercato televisivo italiano, bypassando il problema della saturazione tecnologica grazie ad internet.

Netflix, la tv via internet che cambierà la tv italiana. Così, mentre Sky guarda al mercato generalista, Netflix si prepara a raccogliere un pubblico giovane che vuole vedere un prodotto di qualità ma non è disposto o non può spendere molto. L’obiettivo, quindi, è conquistare i potenziali clienti Sky del “vorrei ma non posso perché costa troppo”, altri che troveranno un’offerta più vantaggiosa sia in termini quantitativi che qualitativi. Sky potrebbe conservare i clienti di fascia più alta e di età più avanzata (meno disposti ad utilizzare un pc o strane chiavette per vedere film e serie tv. Per Netflix l’unico limite che potrebbe ridurre la portata del suo successo è la qualità scadente della banda larga in Italia e la sua diffusione ancora limitata.

Per Sky meno abbonati ma più share. Sky, forse anche a causa della crisi economica, ha visto una riduzione di 200mila abbonamenti negli ultimi tre anni. Un dato che incoraggia Murdoch a percorrere nuove strade, anche in considerazione del fatto che, se è vero che calano gli abbonamenti, è altrettanto vero che gli ascolti aumentano anche grazie a programmi di punta come X-Factor, MasterChef e alle nuovissime serie tv.

La crisi strutturale di Mediaset. A tremare è Mediaset che ancora una volta non distribuisce i dividendi ai propri azionisti. Il calo in termini di ascolti è sensibile. Ed ora a Cologno Monzese la preoccupazione è palpabile, soprattutto se Sky dal prossimo anno invaderà il mercato free. Berlusconi punta sull’aiuto di Matteo Renzi. Un aiuto che probabilmente non arriverà, “ma l’importante è che il premier rimarrà neutrale in questa sfida”, avrebbe spiegato ai suoi. Ma Berlusconi è paradossalmente più preoccupato per la sua pay-per-view, Premium, che non è riuscita ad arginare lo strapotere di Sky Italia nel mercato tv sportivo e cinematografico a pagamento, accaparrandosi solo il 19% degli abbonati, pari a 2,2 milioni di famiglie, sotto il livello previsto di 2,5 milioni per raggiungere il pareggio di bilancio.

La Rai non cambia, ma si paga. Meno preoccupata è la Rai che, invece, di svecchiare la propria produzione, sta prevedendo nuove strategie per combattere l’evasione del canone. Poco importa se la qualità del prodotto è scadente.