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Diritto di critica | December 6, 2019

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Ecco i mestieri che nessuno vuole fare. Con buona pace della disoccupazione

Ecco i mestieri che nessuno vuole fare. Con buona pace della disoccupazione

In Italia, Paese con una disoccupazione giovanile ben oltre il 40%, ci sono migliaia di posti di lavoro  che nessuno vuole. La Camera di Commercio di Monza – su dati Excelsior 2014 – ha infatti mappato le richieste inevase regione per regione e i dati sono sorprendenti.

In Lombardia, ad esempio, mancano lattonieri e stagnini, tappezzieri, sarti e modellisti. Il Piemonte cerca pony express, mentre in Liguria mancano falegnami, pasticceri e gelatai. Poco più su, in Trentino, non si trovano gli agronomi. E se in Veneto provate a chiamare alla ricerca di un idraulico, un elettrotecnico o un tecnico della sicurezza, non vi risponderà nessuno, o quasi. Idem se cercate un vasaio in Umbria o un carpentiere nelle Marche, dove mancano anche operai calzaturieri, muratori, idraulici, panettieri e pastai, sarti, tagliatori, modellisti, cappellai, autoriparatori, falegnami e saldatori. Ma non è finita: nel Lazio – dove Roma con il turismo potrebbe creare molti posti di lavoro – non si trovano accompagnatori turistici.

In Friuli, Abruzzo e Sardegna scarseggiano i cuochi mentre nel tacco d’Italia non si trovano elettricisti. In Basilicata, invece, mancano pittori, scultori, restauratori e disegnatori. In Calabria restano vacanti anche i posti per panettieri, pastai artigianali, estetisti e truccatori. I Sicilia mancano conduttori di carrelli elevatori e di macchine di movimento terra.

L’elenco è quasi sconfinato e riguarda posti di lavoro lontani dalle università, dalle lauree, dai master. In un Paese come il nostro in cui il percorso scelto spesso in automatico ormai è quello universitario, i nostri giovani – stando a questi dati – hanno disimparato ad andare a bottega, ad allevare gli animali, a usare e sporcarsi le mani per apprendere mestieri cosiddetti “pratici”.

Da notare poi come questi studi ogni anno simili, mettano in evidenza la crisi delle scuole superiori: o si frequenta un istituto professionale, oppure il liceo Classico e Scientifico danno una preparazione talmente teorica da non poter essere poi declinata in alcun mestiere che abbia una praticità anche minima.

E se, di contro, i dati indicano un continuo calo dell’occupazione, con percentuali a doppia cifra sui giovani senza lavoro, queste risultanze raccontano un Paese quasi ostinato, che non sa o non vuole riadattarsi ad apprendere e a far apprendere mestieri che comunque presentano possibilità interessanti.

@emilioftorsello