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Diritto di critica | July 14, 2020

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Il gelato del giornalismo

Il gelato del giornalismo

Ieri in molti hanno storto il naso per quel titolaccio sul ministro Marianna Madia fotografata da “Chi” in modo cafonal mentre gusta un gelato. Anche grazie a un titolo forzato, l’allusione a ben altre pratiche è palese. Eppure, è curioso come il giornalismo nostrano si indigni a senso unico. Nessuno infatti protestò quando a finire sulle pagine dei giornali furono a vario titolo l’ec ministro Mara Carfagna, Francesca Pascale, etc. Eppure, il “Se non ora quando” varrebbe anche per loro.

Certo, quello della Pascale era un gesto volutamente allusivo, ma i media non hanno mancato di sottolinearlo proprio quando l’attuale compagna di Berlusconi ha conquistato scena e palcoscenico come “fidanzata” dell’ex Cavaliere. Il video del “calippo”, in quell’occasione divenne virale e portò clic e visite a molti siti e giornali online.

Ed è stata la stessa Francesca Pascale oggi a “sconfessare” Signorini. Che il messaggio venga da Berlusconi? «È chiaro – ha spiegato a Repubblica – che la foto del gelato, in sé, è innocente. Al limite può prestarsi a una risata da caserma. Ma certo, quel titolo, quella costruzione può apparire sgradevole. Offensiva, o solo brutta. Lo riconosco. E chi offende le donne, offende anche me». E di esempi di questo tipo se ne potrebbero fare tanti. Come dimenticare, ad esempio, il calzino “turchese” del giudice Mesiano? O il presuntio scadalo Carfagna/Bocchino sbattuto su tutti i giornali?

Il problema quindi non è la Pascale, la Madia o la vittima di turno ma la sensibilità e la raffinatezza giornalistica. La nostra professione sempre più spesso utilizza la curiosità, lo scandalo, lo strillo per attirare visite, clic, presenza sul media per poter poi battere cassa a livello pubblicitario. E qui vale il detto di Wilde: “Bene o male, purché se ne parli”, purché si garantisca visibilità.

Fanno sorridere quindi tutti quei buonisti che fingono di sorprendersi e indignarsi. Di certo si può dire che il giornalismo sta grattando il fondo, su questo non ci sono dubbi. Mancano le inchieste, si viaggia in superficie senza mai – o almeno molto raramente – tuffare la testa sott’acqua. Ma scandalizzarsi no. Altrimenti davvero bisognerebbe credere che il buonista di turno viva sugli alberi, lontano da una realtà tanto squallida quanto attuale, dove chi dovrebbe dire “no”, si volta dall’altra parte. E gli “scandali” o presunti tali fanno comodo a tutti. O quasi.

@emilioftorsello