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Diritto di critica | May 31, 2020

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Il Pd vince in Emilia, ma per Renzi si complica il cammino

In Emilia ha votato solo il 37% dell'elettorato. Forza Italia sparisce, mentre cresce Salvini. Ora il Patto del Nazareno è a rischio

Vince il Pd. Ma soprattutto vince l’astensione. Le elezioni regionali in Emilia Romagna, in Calabria e in alcuni comuni veneti vedono il trionfo del partito di Renzi ma soprattutto un elevatissimo numero di persone che alle urne proprio non ci sono andate. Un campanello di allarme serio. Ma di chi è la colpa?

La destra nel caos. A sinistra, da Sel a Pippo Civati, si punta il dito contro Renzi, colpevole di aver “reso superflua” la democrazia. Al di là di questa analisi che lascia il tempo che trova, le cause di questo forte astensionismo sono molteplici. È certamente vero che Matteo Renzi, nonostante il calo dei consensi nei sondaggi, continua ad essere una macchina schiacciasassi. C’è lui, e lo spazio per gli altri si è dissolto. Ma si è dissolto perché nessuno al momento è in grado di contrastarlo, sul piano mediatico e della credibilità. L’unico che si è speso, è stato premiato. Si chiama Matteo Salvini, l’uomo sbagliato al momento giusto. Il leader della Lega, appunto, appartiene alla Lega: un partito territoriale e fondamentalmente secessionista. Un partito che con ogni probabilità al nord crescerà in maniera esponenziale, ma da solo non vincerà mai senza il sud. Così, da destra, potrà sconfiggere Renzi solo alleandosi con altre forze, o rifondare tutto il centro-destra. Inoltre il segretario leghista non piace a Silvio Berlusconi che vive la sua agonia politica ma ancora può vantare un certo controllo sui suoi non pochi parlamentari. Finché ci sarà lui Salvini è fuori dai giochi. E la stessa figura dell’ “altro Matteo” non piace nemmeno ad Angelino Alfano e ciò potrebbe rappresentare un serio ostacolo per un’alleanza futura, se non addirittura (dipenderà ovviamente dalla legge elettorale) per la costituzione di un futuro partito unico di centro-destra.

Di fatto, quello che è successo ieri è il sintomo di un’area di centro-destra completamente priva di guida e allo sbando. Lo stesso elettorato (almeno quello che è andato a votare) a destra a dimostrato una volatilità elevatissima. Vogliamo dire che è “colpa” di Renzi? Facciamolo. Ma più che di “colpa” dovremmo parlare di “effetto”.

I guai di Renzi. Ma per il premier non è affatto tutto oro quel che luccica. Questo voto aumenta le spaccature interne al Pd. I democratici hanno vinto ma hanno perso circa un milione di voti. La forte astensione nel centro-sinistra, sotto il profilo comunicativo, fa il paio con il crollo (non ancora ufficiale) del numero degli iscritti al Pd. L’opposizione interna punta il dito contro il premier, colpevole di aver abbandonato una parte del proprio elettorato e di aver guardato al “centro”. Troppo presto ora per verificare questa teoria. È certo che qualsiasi analisi non può prescindere dalla situazione territoriale. Il voto in Calabria e Emilia Romagna è stato anticipato a seguito di due scandali che hanno interessato la politica locale e in particolar modo il Pd emiliano.

Elezioni anticipate addio. Così, una destra moribonda, un Salvini che preme e un Pd che vince, rappresentando l’unica reale scelta, si può rivelare un incubo per Renzi. Infatti, in questa situazione non ci saranno elezioni anticipate a maggio o giugno. Berlusconi è sotto pressione da parte dei suoi e non consentirà al premier un appoggio sulla legge elettorale. Se con la legge attuale votare è di fatto inutile, si arriverà alla scadenza naturale della legislatura nel 2018. Un problema serio per Renzi che rischia di finire logorato dall’immobilismo prodotto dalle opposizioni interne ed esterne. E soprattutto questo significa che fino al 2018 non ci sarà la possibilità di riformare profondamente questo Paese. Al premier, sempre più solo al comando, non resta che giocare di sponda con tutti e strappare il più possibile. Ma il tempo passa e, mentre ognuno pensa a salvare se stesso e il proprio partito, il Paese non può più aspettare.

Grillini desaparecidi. E il MoVimento 5 Stelle? In pratica è oramai un partito “normalizzato”. E soprattutto in Emilia e in Calabria, ininfluente. Se nella regione meridionale i sondaggi erano stati piuttosto chiari, tanto che lo stesso Beppe Grillo ha dichiarato che sarebbe stato meglio non presentarsi, in Emilia – patria del MoVimento – la sconfitta brucia. Grillo sul suo blog parla di vittoria perché ha preso più voti del 2010 (32.837, per la precisione), ma, in realtà, molte preferenze – prese alle politiche e alle europee – potrebbero essere confluite alla Lega che con Salvini ha espresso un programma più lineare. Così questo potrebbe essere il preludio della fine dei sogni grillini, anche in considerazione del fatto che lo stesso comico genovese ha lasciato intendere più volte l’intenzione di fare un passo indietro.