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Diritto di critica | July 14, 2020

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Italia ed Egitto, una nuova alleanza contro gli jihadisti

I due paesi hanno stretto un rapporto molto forte per contrastare il fondamentalismo islamico che si sta sviluppando nel caos libico

di | 27 Nov 2014Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

Le contestazioni dei Fratelli. Nonostante alcune frange vicine all’ideologia dei Fratelli Musulmani presenti in Italia continuino da tempo a promuovere manifestazioni “anti-golpe” sempre più fiacche, come nel caso di lunedì scorso, stavolta in piazza sono scesi anche gli egiziani a favore di al-Sisi ed erano anche numerosi. Sono giunti da diverse zone di Roma e provincia ma anche da Firenze e Venezia; donne e uomini di ogni età, bambini, ragazze velate, tutti insieme in Piazza Sant’Apostoli, sventolando bandiere egiziane e immagini del Presidente. Alcuni di loro, intervistati, hanno tenuto a sottolineare diversi aspetti tra cui l’uso strumentale della religione fatto dai Fratelli Musulmani egiziani che non rappresentano però in alcun modo l’Islam e il problema del terrorismo, con i continui attentati che hanno scosso il paese in seguito alla caduta del governo islamista.

Il problema terrorismo e i Fratelli Musulmani. Alcune decine di simpatizzanti dell’ex governo dei Fratelli Musulmani a Roma hanno esposto cartelli contro Renzi e al-Sisi, definendo quest’ultimo terrorista. Curiosamente però, in seguito al crollo del governo-regime dei Fratelli Musulmani, in Egitto è partita un’escalation di attentati, rivendicati in gran parte da gruppi jihadisti come Ansar al-Maqdis, che hanno preso di mira non soltanto politici, poliziotti e militari, ma anche civili, mezzi di trasporto pubblico e turisti. In seguito all’escalation di attentati, Egitto e Arabia Saudita avevano messo fuori legge i Fratelli Musulmani, dichiarandola organizzazione terrorista, seguendo così le orme della Federazione Russa (la Fratellanza in Russia è stata bandita nel 2003, tramite sentenza della Corte Suprema, con l’accusa di aver supportato i terroristi nel Caucaso). Il governo britannico aveva invece reso noto che i propri servizi di intelligence avrebbero approfondito le analisi sulle attività legate alla Fratellanza nel Regno Unito, da sempre una roccaforte dell’organizzazione. A ciò si è poi aggiunta la lista resa nota dagli Emirati Arabi lo scorso 15 novembre, con ottantadue organizzazioni a livello globale dichiarate terroriste; tra di loro anche l’Alleanza Islamica d’Italia che, come messo in evidenza ieri dal Corriere della Sera, condivide la sede di viale Monza 50 con “realtà legate al CAIM”. Realtà che si sono esposte in più occasioni partecipando a manifestazioni a favore dell’ex governo Mursi.

Una situazione non ottimale per la Fratellanza che potrebbe anche incidere a livello locale, per quanto riguarda l’assegnazione delle aree messe al bando dalla Giunta di Milano e destinate ai luoghi di culto.

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Comments

  1. Jamahiri Green

    L’articolo mi sembra ben impostato e molto obiettivo. Dal canto mio, che conosco i problemi del Nordafrica e le tematiche del dialogo euro-mediterraneo, sono contento che si adotti questo linguaggio critico verso il movimento a piovra della Fratellanza musulmana. Quello che gli Occidentali devono comprendere è che si tratta di una delle più potenti mafie politiche del mondo moderno e contemporaneo, affiancate dalle lobby dell’armamento degli USA e quelle massoniche meno “pulite” dei finanziamenti illeciti e i traffici del riciclaggio. Si tratta di gente che è ossessionata dal complesso del ritardo tecnologico e di cilviltà nei confronti dell’Occidente e di esibizione di forza dell’ideologia di supremazia islamica che adottano senza pudore umano. Il governo che li sostiene più attivamente oggi è il Qatar, un insieme di arroganza petro/Gaz esportatrice e finanziaria e di fanatismo a base di sharia, che sta dietro il loro svergognato sponsor dello Stato Islamico (organizzazione terroristica Daêch) e i relativi massacri e terrorismo “medioevale”… La Tunisia è adesso nel mirino, con il sabotaggio delle elezioni presidenziali attraverso la “linea dura” del presidente uscente Marzuchi (piuttosto un fantoccio politico rappresentante gli interessi appunto del Qatar), le provocazioni sciovinistiche nel Sud e la minaccia di una invasione jihadista dalla Libia. L’Italia dovrebbe fare attenzione e intervenire in collaborazione con il governo legittimo libico di Tobruk (confermato dalle elezioni del 25 giugno), il suo nuovo esercito con il Generale Haftar e in linea con l’Egitto.