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Diritto di critica | September 27, 2020

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Job Act è legge, ecco cosa cambia

La riforma del mercato del lavoro è stata approvata dal Parlamento. Sì ai contratti a tutele crescenti e primi passi verso un sussidio universale di disoccupazione

Il Job Act è divenuto legge. A nulla sono valse le proteste dei sindacati, da una parte, e di Ncd dall’altra. Alla fine il Parlamento ha votato un testo molto simile da quello approvato dal Partito democratico in una recente direzione. Ma cosa cambia realmente nel mondo del lavoro con l’introduzione del Job Act?

Addio art.18, arrivano le “tutele crescenti”. Il contratto a tempo indeterminato non sarà più protetto dall’articolo 18 per i lavoratori di aziende con più di 15 dipendenti. È stata eliminata questa distinzione anche se permane sopra i 15 dipendenti il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato per motivi disciplinari, mentre la reintegra è sempre possibile per motivi discriminatori. Chi viene licenziato senza giusta causa avrà un indennizzo economico consistente in base all’anzianità e alla tipologia di lavoro, ma sparisce la possibilità di reintegro. Verranno introdotte le cosiddette tutele crescenti, cioè tutele che disincentivino il licenziamento senza giusta causa al crescere dell’anzianità anagrafica e lavorativa del dipendente. Si dovranno attendere i decreti attuativi per sapere nel dettaglio il valore degli indennizzi e la tipologia delle tutele.

Verso l’eliminazione dei contratti atipici. La legge apre la strada, poi, al riordino dei contratti atipici, indicando i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti la forma “normale” di assunzione. Spetterà ad un testo organico specificare nel dettaglio quali contratti cancellare e quali mantenere o riformare.

Più controlli sui lavoratori e demansionamento. Sono previsti, per i datori di lavoro, maggiori poteri di controllo sui dipendenti. In primo luogo il datore di lavoro potrà controllare il pc e il cellulare aziendali del dipendente stesso. A questo si aggiunge la possibilità di demansionare il lavoratore. Significa, in pratica, che per motivi economici o di riorganizzazione aziendale, un lavoratore può essere impiegato in mansioni inferiori rispetto a quelle precedenti. Ma ciò non comporterà un ridimensionamento stipendiale che dovrà essere equivalente all’ultima busta paga.

Cassa integrazione verso la riforma. In vista di una riforma complessiva del welfare, il Job Act prevede alcune linee-guida che dovranno essere seguite per modificare l’attuale cassa-integrazione. Questa non sarà più possibile richiederla in caso di dichiarazione di cessazione dell’attività, mentre le aziende che ne fanno uso dovranno incrementare i propri contributi alla cassa stessa. L’obiettivo disegnato dal Job Act è quello di aprire le porte ad un sussidio di disoccupazione universale che tenga conto della storia contributiva del lavoratore.

Riformati i centri per l’impiego. Con il Job Act viene riformata la rete dei centri dell’impiego. Nasce un ufficio nazionale che dovrà funzionare da raccordo tra la miriade di uffici. Il suo obiettivo è quello di trasformare un sistema lento e burocratico in un sistema digitalizzato e fruibile via web dai disoccupati. Inoltre, spetterà al centro dell’impiego organizzare corsi di riqualificazione professionale, sempre destinati a chi ha perso il lavoro.

Il sussidio universale di maternità. Nasce, poi, il sussidio universale di maternità. Anche le lavoratrici parasubordinate potranno usufruire del supporto economico e dell’assistenza anche se il datore di lavoro non ha versato i contributi. Anche per favorire la maternità e il lavoro femminile, vengono introdotte nuove norme contro la pratica delle dimissioni in bianco, mentre è possibile cedere ferie ai propri colleghi che abbiano figli minori malati gravi, per consentire loro maggior tempo per l’assistenza.

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