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Diritto di critica | August 23, 2019

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In ricordo di Pino Daniele, l'uomo attraverso le sue canzoni

In ricordo di Pino Daniele, l’uomo attraverso le sue canzoni

di Lorena Bruno

Per chi ha più o meno trent’anni, Nero a metà è l’infanzia. Nel 2014 Pino Daniele aveva appena riunito la band che incise questa pietra miliare della musica italiana, un tour cui ho avuto la fortuna di assistere il 13 dicembre scorso al Palalottomatica di Roma, stracolmo di persone che cantavano tutto il repertorio a memoria.

Per chi invece è un po’ più grande, Pino Daniele era uno storico compagno di live magnifici all’insegna del blues e di strumentisti indimenticabili.

I suoi album sono la storia in musica di un’evoluzione, come persona e come artista, di un ragazzo napoletano che non avrebbe potuto immaginare un futuro senza suonare. Delle sue canzoni fatte di inglese e napoletano diceva: “Non sapevo l’italiano e cantavo in napoletano, poi ho imparato l’inglese e ho cantato in napoletano e in inglese. Alla fine ho imparato l’italiano”.

Un vero e proprio manifesto, le prime frasi di A me me piace ‘o blues:  A me me piace ‘o blues/ E tutt’e juorne aggia cantà/ Perchè so stato zitto e mo è ‘o mumento ‘e me sfuca’/ Sono volgare e so che nella vita suonerò/ Pe chi tene ‘e complessi e nun’ ‘e vò.

Nei suoi primi testi appare estremamente arrabbiato (Je so’ pazzo, si s’intosta a nervatura mett’a tutti ‘n facc ‘o mur’), straordinariamente legato alla sua città, per cui scrive Napule è a soli 18 anni; dentro di sé l’anima mediterranea di chi sta bene in compagnia, al sole, senza altre necessità: Ma basta ‘na jurnata ‘e sole e quaccheduno ca te vene a piglià.

Tra i temi ricorrenti che gli piaceva cantare, c’era spesso l’importanza di ritrovarsi con gli amici per stare loro accanto: nei suoi testi fotografa piccoli gesti quotidiani come un caffè con l’amico nel momento peggiore: “Ma perché non parli più e non bevi il tuo caffè in un’ora poi non c’è nemmeno il tempo di portarsi via, rubando senza poesia. È solo un giorno che non va nun te preoccupà e poi t’accorgi che anche tu tu nun ce pienze cchiù. E resta un po’ con me finché la luce se ne andrà e prova a fare tardi pe’ nun te fa’ truvà; e tu respira forte e passerà, perché è solo un giorno un giorno che non va”.

Allo stesso tempo, nelle sue parole riconosciamo la consapevolezza che a volte bisogna decidere per sé, senza dare retta a nessuno: “Yes i know my way ma nun’ è addò m’aie purtato tu, Yes i know my way mo’ nun me futte cchiù”.

Tra quelle frasi, piccole gemme di saggezza napoletana: Miette ‘e creature ‘o sole/ pecchè hanna sapè addò fà friddo/ e addò fa cchiù calore.

Tre album storici per la musica italiana, Vai mo’, Bella ‘mbriana e Nero a metà, segnarono anche la straordinaria collaborazione di Pino Daniele con alcuni tra i più grandi strumentisti nostrani, come Tullio De Piscopo, Agostino Marangolo, Gigi De Rienzo, Tony Esposito, Enzo Avitabile, Ernesto Vitolo, Rino Zurzolo, Danilo Rea e Joe Amoruso, insieme, a suonare il migliore blues italiano, ricco di sonorità mediterranee e d’oltreoceano.

A Pino Daniele piaceva che la sua musica fosse contaminata dal colore della melodia napoletana, dal suo ritmo, dal blues, dai suoni latini e parole spagnole, come sentiamo in Cumbà e da suggestioni uniche, come in Canzone nova; del 2001 è l’album Medina, in cui invece i richiami nelle evoluzioni melodiche sono ispirati dalle musiche orientali, come in Acqua passata. In quest’album ritroviamo una canzone sul razzismo dedicata a Umberto Bossi, e non è l’unica, se consideriamo la celebre ‘O scarrafone.

Delle sue innumerevoli, indimenticabili collaborazioni, vogliamo ricordare quella quasi invisibile con Claudio Baglioni, Io dal mare, in cui Pino Daniele canta solo le note che suona con la chitarra, proprio alla fine della canzone contenuta in un altro degli album più importanti della nostra musica: Oltre.

Per chi invece non ha nemmeno trent’anni, Pino Daniele è uno straordinario cantautore da cui imparare, percorrendo la sua carriera da cima a fondo, per scoprire quanta buona musica ci ha lasciato. Si potrebbe cominciare da questo bellissimo live del 1983, per ricordarlo nel modo migliore, soprattutto oggi.

@Lorraine_books

 

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