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Diritto di critica | December 14, 2019

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Charlie Hebdo, analisi di un assalto ''annunciato''

di | 07 Gen 2015Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

Terroristi islamici assaltano la sede del giornale Charlie Hebdo, in pieno centro a Parigi; il bilancio provvisorio è di 12 morti e una decina di feriti, di cui 5 in gravi condizioni. Tra le vittime, il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto Charb, e tre importanti vignettisti: Cabu, Tignous e Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia. Uccisi anche due agenti di polizia di guardia fuori dall’edificio.

IL VIDEO DELL’ASSALTO <<

I tre terroristi, giunti sul luogo a bordo di una Citroen scura, sono scesi dall’auto armati di fucili Kalashnikov AK-47 e di un lanciarazzi, vestiti di nero, in assetto da guerra e con i volti coperti da passamontagna; dopo aver aperto il fuoco sulla pattuglia di guardia, si sono introdotti nell’edificio proprio nel momento in cui era in corso una riunione e al grido “Allahu Akbar, vendicheremo il profeta Maometto”, hanno sparato ai giornalisti. Secondo una vignettista sopravvissuta, i due parlavano perfettamente francese e avrebbero rivendicato di appartenere ad al-Qaeda. Subito dopo l’attacco i terroristi sono fuggiti a bordo di un’auto rubata a un automobilista di passaggio, ne avrebbero successivamente presa un’altra, dopo aver investito un pedone e secondo le autorità locali sarebbero in fuga verso il nord della Francia.

Non è la prima volta che Charlie Hebdo finisce nel mirino del terrorismo islamico: nel 2006 il giornale aveva infatti subito minacce da parte di ignoti e alcune denunce alla magistratura da parte di associazioni islamiche (tra cui la Grande Moschea di Parigi) in seguito alla pubblicazione di una caricatura di Maometto con un turbante a forma di bomba in testa e la vignetta “È dura essere amati da dei coglioni…”.

Il 2 novembre 2011 la sede del giornale viene attaccata con bombe molotov, ma fortunatamente senza causare feriti, in seguito alla pubblicazione di un numero sull’elezione degli islamisti di Ennahda in Tunisia, intitolato per l’occasione “Sharia Hebdo” e firmato dal profeta Maometto. Il sito del giornale era inoltre stato preso di mira da hacker che avevano inserito nella homepage foto della Mecca e versetti del Corano.

Il presidente francese, Francois Hollande, è giunto sul luogo dell’attentato ed ha affermato che non vi è alcun dubbio sul fatto che si tratti di un attentato terroristico. Secondo quanto dichiarato da Hollande, diversi attentati sarebbero stati sventati nelle scorse settimane, ma le dinamiche dell’attacco di oggi destano molte perplessità sull’efficacia delle misure preventive. In Francia sono in molti a chiedersi come abbiano fatto due uomini armati con armi da guerra ad attaccare un obiettivo sensibile come il Charlie Hebo, in pieno centro a Parigi e a ripartire senza alcun problema dirottando ben due auto.

I segnali precedenti

Poco prima di Natale la Francia aveva subito tre attacchi nell’arco di pochi giorni: il 20 dicembre, Bertrand Nzohabonayo, un estremista islamico originario del Burundi, aveva assaltato una stazione di polizia a Tours, al grido “Allahu Akbar” ed era riuscito a ferire tre agenti di polizia prima di essere abbattuto. Il 21 dicembre a Digione un altro assalitore a bordo di un’auto aveva ferito 13 persone scagliandosi sulla folla al grido “Allahu Akbar”. Il giorno successivo un altro terrorista si era schiantato con un furgone contro un mercatino di Natale a Nantes, prendendo di mira il banchetto degli alcolici al grido “Allahu Akbar”, ferendo 11 persone.

Negli ultimi due casi, le autorità francesi si erano subito dimostrate riluttanti nell’attribuire gli attacchi al radicalismo islamico, optando per la pista dello squilibrato. Un’ipotesi che non soltanto stona poichè un’opzione non esclude l’altra (la propaganda estremista può facilmente far breccia su soggetti mentalmente instabili), ma non tiene neanche conto di alcuni elementi analitici estremamente importanti: le dinamiche dei tre attacchi erano le stesse che avevano caratterizzato altri attentati avvenuti poche settimane prima in Canada e Israele, anche in quei casi con l’utilizzo di autoveicoli lanciati a forte velocità contro i passanti. Nel caso di Tours vi sono altrettanti precedenti, con attacchi con armi da taglio nei confronti di agenti e militari, sia in Francia che in Gran Bretagna.

Bisogna poi tener presente gli aspetti propagandistici provenienti dall’Isis: l’autoproclamato “Califfo”, Abu Bakr al-Baghdadi, aveva invitato a colpire i “miscredenti” in Occidente in qualsiasi maniera, anche investendoli con le auto e attaccandoli a coltellate.

A fine ottobre era poi comparso sul web un video di un jihadista francese (successivamente identificato) dell’Isis che incitava i musulmani in Francia ad attaccare e uccidere civili non-musulmani , minacciando che nessun miscredente, in nessun paese, doveva sentirsi al sicuro.

Si attendono ora ulteriori sviluppi per quanto riguarda il gravissimo attentato di oggi; le autorità francesi dovranno dimostrare alla popolazione di avere le capacità necessarie per assicurare alla giustizia i terroristi e per scongiurare ulteriori attacchi. E’ lecito però chiedersi se le misure di monitoraggio e prevenzione messe in atto dalle autorità in Europa siano veramente così efficaci e in grado di rispondere positivamente al pericolo del jihadismo, in un momento in cui l’Isis è tra l’altro in seria crisi a causa anche dei bombardamenti della Coalizione.