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Diritto di critica | July 6, 2020

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Charlie Hebdo, il terrorismo e un dibattito malato

Sciacalli politici e complottisti rischiano di confondere l'opinione pubblica che ha bisogno di riflettere seriamente su ciò che è avvenuto a Parigi

Quando ci sono i Mondiali di calcio gli italiani si trasformano i fenomenali ct. Quando invece il terrorismo scuote le vite di tutti, gli italiani diventano espertissimi di balistica, di geopolitica e di religioni. Tutti esperti del nulla. Così eccoli dietro l’angolo i complottisti, pronti a dire: “Dietro alla strage di Parigi ci sono gli americani”. Oppure qualcuno è già pronto a puntare il dito contro l’immigrazione.

Cari complottisti, rilassatevi. È bastato attendere appena qualche ora dalla strage di Charlie Hebdo per vedere i social network invasi da post e link che mettevano in guardia su una verità sconvolgente: “Sveglia! C’è la Cia dietro a tutto”. E quelli che dal proprio salotto di casa, basandosi su immagini riprese con zoom digitale, leggermente sgranate e traballanti, hanno capito il “trucco”: “Guardate il kalashnikov da cui partirebbe il colpo letale al poliziotto, non c’è rinculo. E poi guardate quel fumo anomalo…”. Geni. Fenomeni della balistica, illuminati da capacità superiori. Se non ci fosse solo un piccolo dettaglio che sfugge a questi esperti di balistica: il poliziotto è morto e qualcuno sta piangendo per lui.

Qualcuno ci guadagna. E dopo la balistica, arrivano quelli che hanno le prove del grande complotto. “Sono stati gli americani”. Una farfalla muore di freddo sull’Himalaya; è colpa della Cia. Un po’ di sano anti-americanismo in Italia non ha mai guastato. Ma così si cade nel ridicolo. D’altronde già si parla di 11 settembre. Un’arma a doppio taglio per le misure che i governi potrebbero adottare, da una parte, e per i tanti pseudo esperti che si stanno già preparando per fare affari con libri sulla “grande bugia”, il “complotto del Bilderberg”; insomma: il noto e arcinoto complotto plutaico-giudaico-massonico di mussoliniana memoria. E grazie ai boccaloni nostrani faranno un sacco di soldi.

Gli espertoni di geopolitica e politiche dell’integrazione. I complottisti sono poi seguiti dagli sciacalli. In questo caso si tratta di sciacalli politici, quelli che sono fenomeni nei salotti tv, quelli che hanno una soluzione e una risposta a tutto. Quelli che “Siamo tutti Charlie” e poi qualche anno fa invocavano la censura. Poi c’è Matteo Salvini. Lui è oltre. Riesce a polemizzare su tutto, anche sui morti. Perché questi attentati sono diventati per lui una manna dal cielo che non può abbandonare a terra. “Il governo non fa nulla contro l’immigrazione clandestina”, spiega. E qual è il nesso con persone, seppur di origine straniera, nate e cresciute in Francia e nemmeno particolarmente religiose?”. Nulla. L’importante è creare paura, dividere il mondo in buoni e cattivi. Perché di questo si tratta, di squallida speculazione. E in questa triste polemica non può mancare nemmeno l’intervento preciso e puntuale di Giorgia Meloni dalla Garbatella, raffinata analista e giornalista professionista (sic!) che confonde il Consiglio europeo con la Commissione. “Basta immigrazione incontrollata – aggiunge la Meloni -, basta con il buonismo della sinistra che vieta il presepe e il crocifisso per non offendere i musulmani. L’Europa che rinnega le proprie radici non sa opporsi ai suoi nemici”. E poi aggiunge: “Ci odiano perché liberi”. Detto da una che militava nel Fronte della Gioventù stona appena.

Ma perché? Il dibattito su quello che è accaduto a Parigi è stato finora inquinato in tv e sui social network da tutto ciò. Ma l’opinione pubblica ha il diritto di capire. Dietro a questo gesto c’è un errore nelle politiche di assimilazione francesi? È un problema legato alla presenza islamica o ad interessi geopolitici? Perché il dibattito non può prescindere da ciò che sta accadendo in Siria e dalla politica di Hollande in Africa dove la Francia, praticamente da sola, sta combattendo una difficile guerra silenziosa contro Al Qaeda.

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