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Diritto di critica | September 19, 2020

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Charlie Hebdo e il perdono

Nella copertina del numero in edicola domani, il titolo: ''Tutto è perdonato''

Tutto è perdonato“. Sono parole sferzanti quelle che compariranno sulla copertina di Charlie Hebdo in edicola domani. Il perdono contro i kalashnikov, il perdono che supera l’odio e guarda oltre, il perdono che stringe i denti e non si vendica. I vignettisti di Charlie Hebdo non potevano scegliere un messaggio più forte per la loro prima pagina.

Al centro della copertina, Maometto che – in lacrime – tiene in mano un cartello con la scritta “Je Suis Charlie“, io sono Charlie: il vero Islam non è quello che fa irruzione nelle redazioni e uccide vigliaccamente dei giornalisti né quello che entra in un supermarket e fa strage dei presenti.

E la copertina è tanto più sferzante se si tiene presente che l’Islam raramente cita il perdono. Da nessuna parte, ad esempio, si troverà mai qualcosa come “Amerai il prossimo tuo come te stesso“. Nel Corano, infatti, si parla di “tolleranza“, ma è un concetto ben diverso. Il perdono implica un processo e un’accettazione ben più profondi, è alla base del vivere civile.

Da più parti, invece, in queste ore si sta sottolineando come si tratterebbe di una copertina sarcastica, compreso quel “tutto è perdonato“. Ma non è e non può essere un sarcasmo. Anzi. E’ l’unico modo per guardare avanti, per fare il prossimo passo, per non cadere nella barbarie.

@emilioftorsello