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Diritto di critica | July 14, 2020

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L'addio di Napolitano, tra luci e qualche ombra

Se ne va lasciandosi alle spalle il peso di un ruolo centrale durante la dura crisi che ha colpito l'Italia. Senza però dimenticare la firma del Lodo Alfano

di | 15 Gen 2015Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

Vedere quest’uomo vecchio e dal passo malfermo accomiatarsi dal Quirinale salutando uno ad uno tutti quelli che hanno fatto parte della sua vita in questi ultimi nove anni, restituisce la solennità del momento intrisa di umanità personale. Anni di battaglie, di critiche, di incomprensioni, di successi e soprattutto di potere, sfilano via riempendo di senso la forma del cerimoniale di Stato. Giorgio Napolitano se ne va, torna a casa con la sua Clio.

Per alcuni sarà il Presidente della Repubblica che ha salvato le istituzioni dall’impasse in cui erano sprofondate e da solo ha retto il timone in mezzo alla tempesta, ricercando la stabilità in un momento di grandissima confusione e spaesamento. Negli anni bui di un Paese umiliato e avvilito. Per altri sarà ricordato come un monarca assoluto che non ha voluto mandare alle urne gli italiani per salvaguardare quella  politica di cui è stato parte per più di sessant’anni, sottraendo così sovranità al popolo, imponendo governi mai votati da nessuno e piegando al suo volere lo Stato, fino a distorcere le sue prerogative e attentare alla Costituzione.

PRESIDENTE DUE VOLTE. Quel che è certo però è che Giorgio Napolitano sarà ricordato come il solo Presidente eletto due volte, o, almeno, come il primo italiano per due volte a capo del Paese. Un unicum nella storia repubblicana italiana. Due settennati interrotti a gennaio 2015, dopo quasi nove anni al Quirinale. Un’eccezionalità che non travalica i confini del nostro ordinamento, ma dà il metro del momento storico e forse del declino in cui è sprofondata una nazione, per ragioni di opportunità, sempre contraria a concedere un secondo mandato presidenziale.

LA PRIMA VOLTA AL COLLE. È il 15 maggio del 2006 quando, al quarto scrutinio, sale al Colle per la prima volta un ex dirigente del Partito comunista italiano, allora in Parlamento da 53 anni (oggi sono 62). Giorgio Napolitano è un ex comunista “amendoliano” – con tutto quello che questo significa – che ha alle spalle una lunga e intensa vita politica. Entrato in Parlamento nel 1953, a soli 28 anni, non ne è mai uscito. Prima della doppia elezione al Colle, Napolitano era già stato presidente della Camera e ministro dell’Interno con Prodi.

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