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Diritto di critica | January 26, 2021

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La Francia verso nuove norme antiterrorismo, ecco cosa cambia - Diritto di critica

Dopo la strage a Charlie Hebdo e al supermercato koscher, il Primo ministro annuncia cambiamenti nella legislazione sulla sicurezza

di Rossella Assanti

Era il 7 Gennaio quando la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo veniva attaccata da due terroristi francesi successivamente uccisi, da allora è allarme al terrorismo, il mondo impazza sul web e nelle piazze per urlare che la libertà di stampa e di pensiero non muore sotto colpi di Kalashnikov, poi c’è chi invece alza polveroni quasi spalleggiando gli atti terroristici, affermando “Je ne suis pas Charlie” o reputando blasfeme le loro vignette. Mine ovunque.

“La Francia è in guerra contro il terrorismo”, si legge nelle pagine di Gouvernement.fr. Il 21 Gennaio il Primo Ministro francese, Manuel Valls, è già sul fronte pronto a combattere con delle misure concrete per difendere la Nazione: “Ci saranno 3.000 persone a sorvegliare. Creerò 2.680 posti dedicati esclusivamente alla lotta contro il terrorismo.” Nel dettaglio – come riportato su francetvinfo.fr – 1.400 posti saranno creati presso il Ministero degli Interni, di cui 1.100 per per le unità di Intelligence, 950 presso il Dipartimento di Giustizia, 250 per il Ministero della Difesa e 80 al Ministero delle finanze. In contemporanea, Valls annuncia lo sblocco di 425 milioni di euro di crediti d’investimento, di cui 60 milioni saranno interamente dedicati alla prevenzione della radicalizzazione del terrorismo. Verranno create inoltre delle schede “poste sotto il controllo di un giudice, nelle quali saranno obbligatoriamente scritti tutti i nomi delle persone condannate o con precedenti per dei fatti inerenti al terrorismo. Essi dovranno informare del loro cambio di domicilio e di tutti i loro spostamenti all’estero. Saranno sotto stretta sorveglianza”.

Sotto accusa anche i mezzi di comunicazione elettronici, per il Primo Ministro “vettori quotidiani di propaganda e organizzazione”. E’ per questo che, indirizzandosi ai cittadini, Valls ha chiesto di “cooperare con le autorità segnalando contenuti illeciti riguardanti azioni terroristiche o favoreggiamento ad esse.
Si accenna anche a un ipotetico ritorno del crimine di “indegnità nazionale”, utilizzato ai tempi della Liberazione. Se una persona è condannata per “indegnità personale” perde i suoi diritti civili e politici.

Al di là di questo fronte, la Francia sta combattendo un’altra guerra: quella al razzismo e all’antisemitismo: “Bisogna riaffermare la laicità e formare il futuro dei cittadini ai valori della Repubblica”. Valls si ri volge anche agli adolescenti, ai quali dice: “I giovani francesi dovranno duramente abituarsi a vivere con la continua minaccia degli attentati. La vostra generazione deve abituarsi a vivere con questo pericolo per un certo numero di anni e con la minaccia che costituiscono i giovani jidhaisti di ritorno in Francia. Non posso nascondere certo questa verità, essa esiste e bisogna saperla.”.
Una vera e propria guerra messa in piedi dalla nazione francese, la quale – dopo gli attentati del 7 e 9 Gennaio – sta inoltre rivedendo i suoi rapporti diplomatici con il Qatar, accusato di finanziare il terrorismo.

Non resta in silenzio a guardare Marine Le Pen, che definisce “insufficenti e deboli le misure prese da Valls”. La leader del Fronte Nazionale, tutt’altro che moderata, mette in campo quelle che secondo lei dovrebbero essere le misure per combattere completamente il terrorismo: “L’immigrazione di massa, il multiculturalismo, la politica estera complice dei finanziatori dell’islamismo, non fanno che formare del terreno fertile per il fondamentalismo. Bisogna fermare l’immigrazione, ci vuole l’espulsione immediata per gli stranieri radicalizzati, la privazione della cittadinanza per gli Jidhaisti binazionali e zero tolleranza per l’applicazione delle pene”.
La Francia resta comunque bersaglio debole e strettamente coinvolto in guerre di sangue e odio come quelle consumate in Irak, in Siria e senza tralasciare la lunga serie di interventi militari francesi in Africa.

Un contorto labirinto. C’è chi definisce la lotta al terrorismo una “guerra impossibile”, chi invece pensa che sì, forse con le nuove misure qualcosa è possibile prevenire e curare. Le Point.fr invece si pone un quesito diverso: Dopo l’attentato, cosa scegliere tra libertà e sicurezza?
Forse, ora come non mai, la Francia stringe il campo attorno allo storico slogan che recitava ideali di libertà, uguaglianza e fraternità, aggiungendono un quarto incomodo eppur così essenziale in questi giorni di alta tensione: Liberté, Égalité, Fraternité, Securité.

Intanto le matite di Charlie non si fermano, Riss – Laurent Sourisseau – è ora Direttore della redazione al post di Charb, ucciso nell’attentato. La redazione, ancora in vita per continuare a dare voce alla libertà d’espressione. Riss era rimasto ferito durante la sparatoria, ma lo scorso 20 Gennaio è tornato a rafforzare il gruppo. Non si possono fermare le idee, non si uccide la satira. Per questo il 4 Febbraio è atteso il nuovo numero di Charlie Hebdo, una risposta anch’essa chiara alla lotta contro il terrorismo.