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Diritto di critica | October 15, 2019

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In fuga da Grillo, altri 10 parlamentari lasciano M5S. Le loro motivazioni - Diritto di critica

In fuga da Grillo, altri 10 parlamentari lasciano M5S. Le loro motivazioni

Oggi dieci parlamentari del MoVimento 5 Stelle fondato e capeggiato dal comico Beppe Grillo hanno abbandonato i pentastellati. Si tratta dei deputati Tancredi Turco, Walter Rizzetto, Aris Prodani, Samuele Segoni, Mara Mucci, Eleonora Bechis, Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato, e il senatore Francesco Molinari. Di seguito le loro motivazioni.

Grazie a tutti voi per essere qui stamattina.

Noi vogliamo cambiare l’Italia, e farlo con coerenza e responsabilità.
E’ questo il motivo che ha acceso in noi la speranza, che assieme a tanti cittadini ci ha spinti all’impegno e alla partecipazione, che ci ha fatto credere e lavorare per costruire un Paese diverso, un Paese da cambiare e da consegnare migliore ai nostri, genitori, ai nostri figli.

Leggete gli indicatori economici e le statistiche, ma soprattutto guardate quanta sofferenza vi è attorno a noi, quanta solitudine, quante difficoltà nelle nostre città, per strada, nei nostri luoghi di lavoro. Guardate quante speranze tradite, quanta sofferenza tra i cittadini, gli studenti, i lavoratori, i piccoli imprenditori.

Era per dire loro di non arrendersi, di non rassegnarsi, di unirsi e organizzarsi per cambiare le cose che era nato il M5S
Ed è per queste stesse motivazioni che oggi abbiamo rassegnato le dimissioni dal gruppo del m5s. Perché prima di tutti e di tutto vengono loro, e la speranza e l’impegno per il cambiamento che deve continuare a resistere. Prima delle sigle, delle appartenenze fittizie, delle convenienze personali, di chi guarda solo ai propri profitti e non al bene comune. Prima di tutto ciò vengono i cittadini e le loro vite, non certo il tatticismo della vecchia politica che noi volevamo abbattere e sostituire con l’impegno dal basso, la partecipazione diretta, le idee dei cittadini e l’onestà delle persone perbene,
Sentiamo il dovere di dirlo con la massima chiarezza. Dinanzi a noi c’erano due strade.

La prima, era quella comoda e sicura dell’indifferenza e del quieto vivere,del barattare i nostri principi con la benevolenza di qualche capo divenuto un politico politicante come gli altri.
La seconda, invece, quella che abbiamo scelto. E’ quella difficile, complicata, ma giusta, del difendere i valori nei quali crediamo, rispettare i sogni ed i bisogni dei cittadini che ci hanno votato e che assieme a noi continuano a lavorare sui territori. La strada complicata ma doverosa del dire basta, basta a chi voleva trasformarci in politici di professione che eseguono solo ordini dall’alto pur di conservare la poltrona, a chi voleva tradire il voto del 25% dei cittadini italiani, tenerlo congelato e usarlo solo come clava per i propri interessi, quelli dei suoi pochi fedelissimi e delle aziende di famiglia…

Le storie che ci hanno portato ad avvicinarci al movimento, le nostre storie, così come quelle dei tanti cittadini che ci hanno creduto e continuano a crederci ancora, sono storie tutte diverse per percorsi e intensità, ma hanno tutte un principio comune: la democrazia partecipata e resa trasparente, la democrazia utile a combattere i privilegi e a migliorare le condizioni di vita delle persone.

Noi siamo Cittadini, che hanno creduto e credono sul serio che uno valesse uno, che non ci fossero gerarchie verticali ma solo azioni orizzontali, e che attraverso i propri rappresentanti tutti possano tornare ad avere voce in capitolo sui processi decisionali, verificare le attività parlamentari in maniera sempre più trasparente e favorire processi e scelte utili a cambiare, per migliorala, la realtà che ci circonda.

Solo che, ve lo confessiamo, ad un certo punto non abbiamo più capito.
Non abbiamo più capito cosa c’entrasse il nascondersi dietro inutili slogan come “Siete circondati” o “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”, con la nostra volontà di costruire una buona politica del fare, tramite la quale dei normali cittadini potessero migliorare l’attuale classe politica, cambiarla. Non abbiamo più capito chi ha deciso si dovesse abbandonare il nostro progetto originale di fare politica in maniera nuova, senza neanche averci provato, e adeguandosi alle peggiori pratiche del Palazzo, diventando una sterile forza di opposizione puramente distruttiva, nascondendo e mortificando le nostre pur buone e tante proposte, solo perché è più facile fare un’opposizione becera, casinista, utile solo a una ristretta oligarchia, tra l’altro mai scelta né votata da nessuno. E non abbiamo più capito la miopia di chi predicava l’immobilismo anziché la partecipazione diretta a processi e scelte che potevano farci realizzare le nostre proposte, quelle costruite dai cittadini che ci avevano sostenuto e votato lo scorso febbraio.

E allora tra il non capire ed il rimanere in silenzio per comodità, e il rispettare il consenso ricevuto e le speranze dei cittadini che ci hanno votato, abbiamo scelto di ribellarci ancora una volta, e di provare, con l’aiuto di tutti coloro che lo vorranno, (perché siamo un cantiere aperto) a realizzare nel concreto il nostro progetto di cambiamento e di trasformazione: della classe politica, della società, del Paese.

Certo, non lo nascondiamo…anzi, ci sono tante vicende “interne” che ci hanno portato a maturare questa scelta: tante promesse tradite e tanta inaccettabileincoerenza, come la mancanza di un efficace sistema di partecipazione e sintesi politica che permettesse un processo bottom-up, l’assenza insopportabile di trasparenza nei processi decisionali, come nel caso del’accordo con Farage, o nella costruzione dell’organigramma, con il vincere dei rapporti familistici che tanto avevamo combattuto. O ancora, lo diciamo perché siamo chiamati a parlare il linguaggio della verità, il mancato rispetto regole per le espulsioni e la deriva anti-democratica per le minoranze: non può certo essere credibile chi in Parlamento chiede il rispetto per le minoranze nel nome della democrazia, ma è il primo che non a non rispettare, anzi a cercare di annichilirle, le minoranze interne.

Come possiamo tacere sulla voluta e pianificata assenza di organizzazione su tutti i vari livelli, tra eletti sui territori e tra territori e parlamentari, ad esempio: un caos studiato ad arte per poter imporre direttive dall’alto e confermato dal sistematico sconfessare qualsiasi tentativo di costruire qualsiasi forma di autoorganizzazione della base.
E come possiamo non dire nulla sull’assenza di chiarezza sulle iscrizioni alle molte zone grigie inerenti le votazioni on line, dalla mancata certificazione, allo scarso preavviso scarso, dal poco al sistematico condizionamento del voto e dei voti.
Insomma, l’elenco potrebbe essere lunghissimo, e potrebbe andare dalla mancanza di volontà di decidere la linea politica all’interno dell’assemblea parlamentare o con la rete ala completa assenza del dibattito sui singoli temi; dalla gravissima delegittimazione del vero cuore del movimento, i meetup , ai tanti attivisti che vengono diffidati quando si adoperano per il territorio e poi , invece, usati quando c’è da raccogliere soldi.

Ma più di tutto, al di là delle vicende interne cui abbiamo solo accennato, per chiarezza e dovere di verità, ma sulle quali non vogliamo più tornare perché il nostro tempo è il futuro, quel che sentiamo il bisogno di sottolineare è ciò che ha fatto scattare in noi la molla per essere qui stamattina: l’impossibilità di poter realizzare le proposte per le quali siamo stai votati, l’impossibilità di rispondere al nostro mandato parlamentare, l’impossibilità di essere utili ai cittadini e al nostro paese. A che serve essere parlamentari, aver ricevuto la fiducia di tanti, avere questo importante potere e questa immensa responsabilità, se poi siamo costretti a tenere le braccia conserte, e a limitarci ad urlare qualche no?

Forse ai due capi del M5S e al loro direttorio, starà bene accontentarsi di una nicchia di elettorato, come se i cittadini fossero solo numeri da sommare.
Ma noi siamo e restiamo convinti di quelle ragioni e della possibilità dei cittadini di incontrarsi, organizzarsi, fare massa critica e produrre controllo, scelte, cambiamento, innovazione. Ecco, noi vogliamo fare qualcosa che serva, ai cittadini e non a chi si è prontamente trasformato in quello che voleva combattere, e cioè un politico interessato solo ai sondaggi e alla calcolatrice. Ed è proprio in nome di quella coerenza e responsabilità che rimarremo a dare battaglia in parlamento, contro la vecchia politica e quella nuova subito adeguatasi alla vecchia, per far qualcosa che serva, qualcosa di utile, qualcosa che faccia del’Italia un Paese più simile a quello nel quale noi vorremmo vivere.

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