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Diritto di critica | August 10, 2020

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Il tempo del dolore: Charlie Hebdo sospende le pubblicazioni

In un'intervista a Vice News il vignettista Luz spiega le motivazioni di questa scelta

di Rossella Assanti

Charlie Hebdo si ferma, questa volta è ufficiale. Non è per i proiettili, non è per paura che interrompe le pubblicazioni, come ha spiegato la responsabile delle comunicazioni Anne Hommel: “Non è una rinuncia o un arretramento davanti alle minacce islamiste, ma un semplice problema di stress, di stanchezza della redazione provata dal massacro del direttore Charb e degli altri tre vignettisti, dai funerali e dalla fatica di pubblicare in condizioni estremamente difficili il numero dopo la strage”.

È stanchezza dell’anima, un silenzio interiore che non trova parole, non trova vignette per esprimersi ora, in questo momento di buio apparente. Il numero 1.179 era uscito con forza, con rabbia e dolore. Teneva in grembo le vignette anche di coloro morti durante la sparatoria, era denuncia e risposta insieme, una specie di difesa all’attacco. Un numero esorbitante di copie vendute in tutto il mondo. Charlie Hebdo straripa dai confini francesi, un fiume di inchiostro in piena.

>> LA RIFLESSIONE: CHARLIE HEBDO E IL PERDONO <<

Dopo l’uscita dall’ospedale del nuovo direttore Laurent Sourisseau – si rincorrevano le voci sul numero 1.180: si ipotizzava un 4 febbraio come data di nascita, poi il 7, poi il nulla. Il vuoto, nessuna conferma fino a ieri, fino a quando Charlie Hebdo annuncia la sospensione a tempo indeterminato, chiude per dolore. E’ un po’ come l’assordante silenzio dopo una lunga e sanguinaria guerra.

In un’intervista rilasciata da Luz per VICE News, il vignettista estremamente provato in volto spiega come: “Non eravamo pronti per una del cosa del genere, non eravamo pronti a Parigi. Noi vedevamo questi tipi di attacchi in Siria, in altri posti, non qui.  Poi c’è stata una reazione, un “Je suis Charlie” che è diventato un simbolo di tutti e per noi è stato difficile anche questo, perché siamo sempre stati contro i simboli.”

Poco dopo Luz annuncia “It’s all over.” Successivamente spiega che la linea editoriale di Charlie Hebdo non offendeva i musulmani: “Solo gli imbecilli possono pensare che le nostre erano offese. Io ho abbracciato un musulmano al funerale di Charb, lui piangeva con i suoi due bambini e mi ha detto: ‘Mi dispiace, sono così desolato’, ed io gli ho risposto ‘No, non devi dispiacerti, non devi’.” Gli occhi colmi di lacrime di Luz dicono tutto, sono il dolore che squarcia in due il caos, il dolore del silenzio attuale della redazione.

“Io non sono contro la gente religiosa, credente, – ha affermato il vignettista – io sono contro i monarchi, i preti, i mullah, gente che interpreta la fede degli altri per servire questioni politiche. In questo periodo tutti, anche politici hanno detto ‘Je suis Charlie’, persino il premier dell’Arabia Saudita, lo stesso che imprigiona blogger e giornalisti per anni. Allora no, assolutamente lui non è Charlie. Questa ipocrisia mi rende molto triste. Quando ho creato il Maometto – quello della prima pagina del numero dopo la strage ndr – io gli ho parlato, gli ho chiesto scusa per averlo portato a tutto questo.”

Così, tra le lacrime il settimanale satirico francese si trincera nel suo silenzio. Chiude a tempo indeterminato e questa non è la storia di matite che perdono, ma di uomini che con umiltà chiedono tempo al dolore.