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Diritto di critica | July 6, 2020

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Charlie, “il giornale dei vecchi, piccoli borghesi”

Karim Metref si era dissociato da “Je suis Charlie” all'indomani dell'attentato che ha colpito la redazione del giornale satirico. Qui ci spiega perché

di Rossella Assanti

Se si deve parlare di Charlie Hebdo, si deve scavare dentro i suoi autori per capire chi sono stati e chi sono adesso. Dall’attentato terroristico all’annunciata chiusura del settimanale satirico francese, tutto è parso un puzzle scomposto, frantumato, dai tasselli mancanti e da buchi coperti dallo slogan “Je suis Charlie” che ha agito da nastro isolante. Per cercare di mettere un po’ insieme i pezzi, abbiamo fatto qualche domanda al blogger ed educatore Karim Metref di origine algerina, occhio attento sulla questione.

Nella lettera in risposta a Igiaba Scego, relativa al macabro attacco alla redazione di Charlie Hebdo, lei ha dichiarato che “le prossime campagne elettorali saranno fatte sulla nostra schiena”. Come e perché, secondo lei, nello specifico ciò avverrà?

“Le campagne elettorali sono già iniziate. Le destre xenofobe di tutta Europa stanno capitalizzando le campagne di demonizzazione degli immigrati provenienti dai paesi musulmani. Le Pen in Francia, La Lega in Italia… Questo con ampia complicità dei media tradizionalmente vicini al centro destra e al centro sinistra. Questo perché, credo, gli establishment politici europei hanno poco da proporre in materia di soluzioni per affrontare gli effetti devastanti della crisi sulle fasce più deboli della società. L’unico motivo rimasto per votarli di nuovo sarebbe la paura di un ritorno del fascismo.”

Pensa che Charlie Hebdo abbia voluto combattere l’estremismo attraverso l’estremo, sfociando così in una specie di islamofobia? Se così fosse, perché gran parte dei musulmani hanno preso parte nella difesa del settimanale satirico?

“Charlie Hebdo viene da una tradizione libertaria e anarchica tradizionalmente anti-religiosa, “mangia sottane”, come si dice in Francia. Il “mangia sottane” tradizionale era una satira anti potere. Hara Kiri, l’antenato di Charlie era un giornalino a buon mercato che l’operaio o lo studente senza soldi si metteva sotto l’ascella per ridere un po’ durante le pause a spese dei potenti. Non a caso fu chiuso definitivamente dopo la morte di de Gaulle perché osò sfottere il vecchio generale anche durante i suoi funerali. Il Charlie di oggi non disturba più il potere da molto tempo. La volgarità, i disegnini espliciti… non scandalizzano più nessuno, almeno in Francia. Da qualche anno, invece, ha individuato un nuovo cavallo di battaglia: l’estremismo islamico. Niente di molto strano per un giornale che ha sempre riso dei bigotti di ogni origine. Se non che questo diventa il marchio di fabbrica del giornale. Alcuni redattori si specializzano proprio nella materia. Mentre un altro, Siné, viene licenziato in tronco per aver deriso Jean Sarkozy, figlio dell’allora presidente, per essersi convertito all’ebraismo per poter sposare l’erede di una delle più grosse fortune francesi. Infatti quello che è rimasto del vecchio Hara Kiri è un giornalino di vecchi piccoli borghesi ex di sinistra, che stava per fallire completamente, e che ancora qualche ‘fighetto’ parigino comprava per ridere dei musulmani. Il vecchio Hara Kiri sarebbe stato nei ghetti con i più poveri per aiutarli a usare la testa e a lottare per uscire dall’oppressione. Charlie Hebdo, dal suo ufficio nei quartieri bene della città, si era sistemato nella logica dello scontro di civiltà e sparava nella loro direzione per farli stare sempre più male nella loro pelle e spingerli a rifugiarsi nel comunitarismo e nell’estremismo.”

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