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Diritto di critica | October 17, 2019

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Tsipras, la BCE e il coltello dalla parte del manico

Tsipras, la BCE e il coltello dalla parte del manico

di | 06 Feb 2015Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

L’ANALISI – Chi credeva che cambiare sarebbe stato facile è rimasto deluso. Lo schiaffo che la Banca centrale europea ha dato al premier greco, Alexis Tsipras, dimostra chiaramente che sull’austerity non ci saranno passi indietro. Secondo l’istituzione guidata da Mario Draghi, la Grecia sta violando gli accordi internazionali e quindi, se il piano di rientro dal debito greco non verrà immediatamente ripreso, i finanziamenti verso Atene saranno sospesi. La Bce ha deciso di vietare l’accesso alle aste di liquidità per le banche elleniche, giudicando il programma di salvataggio greco fortemente a rischio. Per Alexis Tsipras e il suo ministro dell’economia Yanis Varoufakis è una autentica doccia fredda.

La reazione al nuovo vento che sta soffiando in Europa è arrivata ed è fortissima. Il colpo di scena lo ha messo in atto Draghi poco prima della chiusura di Wall Street. Il presidente italiano si è presentato in conferenza e ha piazzato la stoccata. La risposta greca “non ricatteremo nessuno e non ci faremo ricattare”, serve forse solo a nascondere lo sbigottimento del giovane sfidante che, appena suonata la campana del primo round, sente di aver paura per un avversario molto più forte di quanto si aspettasse.

Il consiglio direttivo della Bce ha deciso di rimuovere la deroga del 2010 sugli strumenti di debito quotati, emessi, o garantiti, dalla repubblica ellenica. Significa che se fino ad ora, grazie a questa deroga, i titoli pubblici greci potevano essere utilizzati come contropartita sulle ingenti emissioni di liquidità a favore di Atene, ora tornano ad essere considerati al pari della carta straccia. La deroga permetteva alla Grecia di poter compiere operazioni che in una normale logica di mercato finanziario non sarebbero mai state possibili.

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Dall’11 febbraio prossimo, invece, i titoli greci non verranno più accettati dalla Bce a garanzia dei suoi prestiti. Tsipras e Varoufakis cercano di temporeggiare e tranquillizzare gli animi, affermando che si farà ricorso ai fondi Ela. Si tratta di linee di credito d’emergenza che arrivano sempre dalla Bce alla banca centrale di Atene. L’accesso a questi prestiti – che in ogni caso saranno molto meno convenienti del denaro preso a tassi irrisori dalla Bce – è in teoria illimitato, ma la Ue potrebbe comunque decidere (a maggioranza) di revocarli. In quel caso l’uscita dall’euro sarebbe inevitabile. Ma, secondo l’agenzia economica Bloomberg, se non rinnoverà al più presto il programma per accedere ad una nuova linea creditizia, tra neanche due mesi la Grecia potrebbe non riuscire a pagare le più imminenti scadenze, le pensioni e gli stipendi degli statali. In una parola, sarebbe il default. E mentre in patria Tsipras continua a ripetere che andrà avanti al grido di “basta Troika”, in Germania Varoufakis ha chiesto tempo fino a maggio per poter elaborare una soluzione della complessa trattativa sulla rinegoziazione del debito greco.

Dinanzi alla smorfia di disappunto impressa sul volto del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Scheauble, un Varoufakis molto meno sicuro di quanto l’avessimo conosciuto finora ha chiesto un programma ponte che, da adesso fino a maggio, permetta di ridiscutere i contratti con Bce, Ue e Fmi. Varoufakis ha chiesto alla Germania di dare ascolto al suo paese, promettendo che l’indebitamento della Grecia non aumenterà. L’arcigno difensore del rigore tedesco è rimasto gelido, “siamo d’accordo nell’essere in disaccordo”, ha detto Scheauble, ammettendo l’esigenza di trovare un avvicinamento, ma sottolineando come alcune delle proposte di Tsipras non vadano nella giusta direzione.

Quello che sta accadendo va ben oltre all’importanza tecnico finanziaria della questione. La decisione della Bce, dietro di cui è facile leggere il volere della Germania, costituisce un primo avvertimento e insieme un primo esempio pratico di quello che può accadere a chi si schiera contro il rigore e cerca di proporre una soluzione alternativa avendo tutto il peso dei debiti da restituire sul groppone.

Si, perché alla fine nessun governo può fare a meno dei soldi. La mossa della Bce ha incassato prima il plauso di Hollande e poi anche quello di Renzi. Il premier italiano che qualche giorno prima si era detto molto vicino a Tsipras, infatti, si è immediatamente riallineato al rigorismo europeo, definendo “legittima” la decisione di Francoforte.

Da parte sua, Tsipras ha già detto chel’obiettivo del suo programma di salvezza nazionale, votato del popolo greco, rimane. Tuttavia – ha dovuto ammettere -, “abbiamo un impegno con le regole dell’Unione Europea ed anche se non siamo d’accordo con esse, le rispettiamo”.

È un momento delicatissimo. Il governo del leader di Syriza infatti non può cambiare posizione, a meno di non suicidarsi politicamente. Per lui qualsiasi cambio di rotta sarà comedarsi la zappa sui piedi. Tsipras ha vinto per combattere la Troika (Ue, Bce e Fmi) in nome di un popolo stremato e tradito dai suoi politici, eppure, adesso l’ingegnere greco si ritrova già con le spalle al muro.

Alle parole cariche di umanità e speranza del premier ateniese, la Bce ha risposto in modo molto sintetico: “non vi diamo più un soldo, non ci fidiamo più di voi”. Discussione chiusa, un ultimatum. Le speranze di cambiamento si infrangono sul muro invalicabile della rinnovata alleanza tra la Germania di Angela Merkel e la Bce di MarioDraghi.

Mentre intanto anche il Fondo monetario internazionale, altra istituzione sovranazionale a cui il Paese di Aristotele deve i soldi, si è detto “impaziente” di conoscere le strategie del governo greco.

Sono passati solo pochi giorni dalla vittoria elettorale e la prospettiva appare profondamente cambiata. Il punto messo a segno dalla Bce ha un solo significato: dalla austerity non si torna indietro. E ora Tsipras sa che da qui in poi vivrà sotto lo spauracchio costante di un fallimento. Quello della Grecia, o quello del suo governo.

@virgiliobart

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