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Diritto di critica | September 23, 2020

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Unicef: “In Egitto 9 ragazze su 10 subiscono mutilazioni genitali”

Andrea Iacomini, portavoce Unicef in Italia, in occasione della Giornata Internazionale di Tolleranza Zero alle Mutilazioni Genitali Femminili, spiega a Diritto di Critica perché è necessario intervenire

di Rossella Assanti

Il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili (MGF) è un fiume in piena che straripa dagli argini del possibile e del razionale. Superano i 100 milioni nel mondo le bambine e le donne che subiscono la rimozione parziale o totale dei genitali femminili attraverso una violenta pratica che può portare a gravi conseguenze quali emorragia, shock settico, infezioni e talvolta la morte. Un numero che potrebbe essere in ascesa, toccando circa 30 milioni di bambine e donne a rischio nei prossimi dieci anni. Una pratica, questa, che viola a tutti gli effetti i diritti umani, diventa una tortura fisica e psichica.

Infanzie, vite marchiate per un passaggio cruento e simbolico dall’età infantile a quella adulta, al fine di essere considerate così adatte a diventare  mogli, sebbene le ragioni siano anche di tipo igieniche ed estetiche per alcune culture, mentre una buona percentuale di musulmani crede che ciò sia previsto dal Corano.

Un rito principalmente diffuso in Africa e Medio Oriente, ma presente anche in Europa dalla quale non resta fuori l’Italia, basti pensare che nel 2009 i dati riportano un numero pari a 39.000 vittime per l’Italia, 170.000 per la Gran Bretagna e 61.000 per la Francia. Una drammatica realtà non impossibile da cambiare, non tutto ciò che è nero è buio pesto per sempre.  Andrea Iacomini, portavoce Unicef, ha spiegato a Diritto di Critica la lotta portata avanti dall’organizzazione internazionale per sensibilizzare e porre fine alle MGF.

Perché è necessaria una campagna su questo tema?

“Il nostro è un programma congiunto tra Unfpa e Unicef per la giornata definita “Tolleranza zero” contro le mutilazioni genitali femminili, la quale è una palese e grave violazione dei diritti umani. In Egitto nove ragazze su 10 vivono questa situazione. Purtroppo non si fa abbastanza. Abbiamo chiesto agli operatori sanitari – ginecologi, ostetrici – di mobilitarsi contro questa pratica perché loro rappresentano il fulcro, entrano a contatto diretto con queste pratiche,  sanno le conseguenze gravi che ci sono, loro vedono le emorragie, le infezioni, la morte e vedono anche le ferite a livello psicologico. Se all’unanimità gli operatori sanitari, i quali subiscono talvolta pressioni a livello sociale per attuare queste pratiche per giunta illegali in alcuni paesi, aderiscono al nostro appello di abbandonare la pratica delle MGF si può giungere ad un lieto fine con l’eliminazione di questo drammatico problema.”

Pensa che le autorità italiane facciano abbastanza per contrastare questo problema?

“Non ho evidenze su questo. Le regole che noi lanciamo valgono anche per l’Italia. Cerchiamo gli operatori legati alle comunità che aderiscono a queste pratiche illegali e chiediamo al governo di aprire un dialogo con quelle comunità, per cercare innanzitutto di spiegare le conseguenze che esse hanno.”

Qual è il ruolo che ha l’istruzione in questo campo?

“L’istruzione è chiaramente alla base per sensibilizzare, informare e favorire cambiamenti sociali positivi. Il dialogo, il confronto, giocano un ruolo fondamentale al fine di rifiutare tale pratica.”

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