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Diritto di critica | October 20, 2019

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Addio Monti

Addio Monti

di | 06 Feb 2015Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

IL GRAFFIO – “E poi si resta soli e non si canta più”, è il leit-motive di una vecchia canzone che potrebbe calzare a pennello per Mario Monti. I senatori di Scelta civica hanno deciso di dare in blocco l’addio all’ex premier tecnico. E nel grigiore piovoso di questi giorni, Mario Monti rimane solo in Senato dove il suo scranno, almeno quello, è assicurato. Un’immagine triste, quella del capitano con le mostrine scolorite dalla salsedine abbandonato dai suoi in fuga dalla barca malandata, alla ricerca di uno strapuntino sul transatlantico democratico dell’ammiraglio Matteo Renzi. La spesa fatta dal presidente del Consiglio si è resa necessaria dopo la rottura del patto del Nazareno ed il venir meno del soccorso di Forza Italia. È proprio in Senato che il premier, a parole baldanzoso, ha bisogno di trovare i voti utili a centrare le riforme costituzionali senza doverle patteggiare con l’agguerrita minoranza interna. E così, d’ora in poi, in Senato, il partito voluto da Mario Monti non esiste più.v Alessandro Maran, Pietro Ichino, Benedetto Della Vedova, Linda Lanzillotta, Gianluca Susta e lo stesso ministro Stefania Giannini, lasciano il gruppo e confluiscono nel Pd o in un gruppo ad esso vicino.

Lacrime e fazzoletti non se ne vedono Renzi li accoglie a braccia aperte confermando di avere “..molto apprezzato il contributo leale arrivato dai senatori di Scelta civica sia sul cammino delle riforme costituzionali sia in occasione dell’elezione del capo dello Stato”. Il gioco è fatto, a Monti non resta che alzare le mani in segno di resa e, da ex premier più odiato d’Italia, rassegnarsi ad un ruolo di comparsa politica.

In tanti, quando Napolitano lo ha chiamato dalla Bocconi per prendere il timone del governo e riformare lo Stato in profonda crisi economica, avrebbero immaginato per lui un futuro più longevo e sicuramente più roseo. Per ora Sc resta in vita alla Camera, ma l’impressione è che sia al de profundis. Del resto la creatura montiana non ha offerto nulla di nuovo e, anzi, intestatasi la rabbia maturata per il governo tecnico, si è ammantata di un grigiore che fa pendant con la chioma del suo leader. Con il tempo, Scelta civica si è cucita addosso il vestito del partito dei professoroni saccenti e un po’ antipatici, che si ritengono sempre un gradino sopra agli altri, nonostante le responsabilità avute nel disastro.

L’impressione è che i senatori non vedessero l’ora di approdare, o di tornare – come hanno fatto Ichino e Lanzillotta – in un partito democratico profondamente mutato dal renzismo. Del cambiamento non fa mistero la stessa Lanzillotta che racconta di essere tornata ” perché mi sembra un Pd molto più simile a quello del Lingotto, il partito per cui avevo lavorato tanto e che poi non si era mai realizzato”.

Lo stesso e forse anche di più, potrebbe pensarlo Ichino. E se il ministro Giannini afferma candidamente che “il progetto di Mario Monti è esaurito e che ora si va perso il Pd”, significa che farsi “acquistare” da Renzi è una scelta che non pone nessun tipo di imbarazzo o problema di coscienza. Del resto, un partito democratico dal volto sempre più democristiano, che ha incoronato Mattarella Capo dello Stato, è ormai sufficientemente centrista per contenerli tutti o quasi.

@virgiliobart

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