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Diritto di critica | May 24, 2019

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-2 all'Expo, ma le nostre città sono pronte? - Diritto di critica

Continua l’odissea di pendolari e turisti. E sotto la patina brillante dell’Esposizione covano problemi e disservizi

-2 all’Expo, ma le nostre città sono pronte?

Mancano poche ore all’Expo e a Milano fervono gli ultimi, (disperati) preparativi per l’evento, tanto celebrato quanto demonizzato. Ma al di là di tangenti, arresti, scandali e speranze del governo che confida in un’ottima figura del nostro Paese di fronte al mondo, che dire della città? Delle città che i milioni di visitatori invaderanno nei prossimi mesi? Avremmo potuto avere un potenziamento reale del trasposto pubblico, una riqualificazione di beni culturali e aree abbandonate, più piste ciclabili ed energia pulita, più sicurezza. A Milano, Roma, e in altri grandi centri, invece, di fatto è il caos. Non solo per i trasporti e le agitazioni di questi giorni, ma anche per i problemi legati alle nostre periferie, alla povertà diffusa, alle mille questioni irrisolte che l’Expo tenterà di mimetizzare o semplicemente di rimandare, ma che restano lì, a due passi dai grandi futuristici padiglioni dell’Esposizione.

L’incubo trasporti Treni speciali, 379 collegamenti giornalieri con la zona fieristica, navette express. Ma basta togliere la scritta “Expo” dai vagoni per rendersi conto che i pendolari a Milano avranno ancora più problemi nei prossimi mesi, senza contare i tagli ai servizi che i Comuni di tutta Italia stanno affrontando. Da lunedì scorso i treni regionali della TreNord, la società che gestisce i trasporti locali verso i dintorni della città, hanno subìto cambiamenti di tratta e di orario. Peccato però che i viaggiatori non siano stati informati per tempo, e abbiano dovuto capire da soli quali corse siano state modificate. Di fatto, tra ritardi e confusione, il traffico è rimasto bloccato. E il caos si annuncia regolare anche su autobus, tram e metropolitane. Non solo a Milano, dove la società Atm contesta che sia stato chiesto ai dipendenti un monte ore straordinario e di rinunciare a riposi e ferie. Già nel marzo scorso, in vista del potenziamento del servizio per i turisti che giungeranno in Italia, erano scattati scioperi dei lavoratori dei trasporti a Torino, Firenze, Bologna, Napoli, Roma. La Capitale, che sarà sicuramente meta di centinaia di migliaia di visitatori in più, è ancora preda di lavori in corso, ritardi e scioperi indiscriminati della metropolitana, che hanno spinto addirittura il sindaco Marino a minacciare provvedimenti e il Codacons a presentare un esposto per interruzione di pubblico servizio e «attentati alla sicurezza dei trasporti». Una giungla urbana, insomma, che simboleggia un’inefficienza di fondo.

ExpoCittà e periferia Nuovi quartieri, aree verdi, vie d’acqua, gigantesche strutture a tema (quelle che sono state completate, ovvio). Ma l’altra Milano dell’Expo è quella del cemento indiscriminato (più di 2 milioni di mq di terreni), degli espropri con risarcimenti a pioggia per velocizzare i tempi (o almeno provarci), delle periferie povere “nascoste” ai margini del villaggio fieristico, dei campi nomadi abusivi spostati un po’ più in là. I soldi per i servizi non ci sono, e nemmeno per la casa, visto che solo a Milano 23mila famiglie aspettano ancora di ricevere un alloggio dal Comune. Eppure il carrozzone dell’Expo, tra pubblicità e finanziamenti (anche pubblici) produce soldi su soldi, senza guardare in faccia nessuno. È sufficiente un esempio. Per l’Esposizione internazionale, come già successo per altri eventi in Italia, sono state realizzate grandi opere e reti stradali che di fatto hanno modificato e modificheranno per sempre il paesaggio urbano, molte delle quali perfettamente inutili a decongestionare il traffico. La nuova Tangenziale Est Esterna di Milano (Tem), il tratto Brescia-Bergamo-Milano e l’autostrada Pedemontana lombarda si sono mangiate in totale 1700 ettari di terreno, in gran parte fertile e coltivato, espropriato a contadini che lo lavoravano. E menomale che lo slogan dell’Expo è «nutrire il Pianeta».