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Diritto di critica | March 29, 2020

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Milano città ''fragile'', specchio dell'Italia: a colpi di machete in treno - Diritto di critica

Un controllore di Trenord è stato aggredito ieri sera con un machete da un gruppo di sudamericani su un treno proveniente dall’Expo e ha rischiato l’amputazione del braccio.

L’episodio è avvenuto all’altezza della stazione di Villapizzone, periferia nordovest di Milano. Il controllore, un ragazzo di 30 anni, si avvicina al gruppo di latinos (4 o 5 secondo le testimonianze), chiede loro i biglietti che non avevano e a quel punto i ragazzi alzano la voce mentre uno di loro estrae un machete dallo zaino e si scaglia con inaudita violenza contro l’uomo, tranciandogli un braccio.

L’uomo è stato sottoposto a un lungo e delicato intervento chirurgico all’ospedale Niguarda, tra giovedì notte e venerdì mattina: “Il ferito aveva una lesione grave da fendente al braccio sinistro — hanno spiegato i medici — , lesione che ha portato a una sub-amputazione. Si è cercato di recuperare la funzionalità del braccio e la prognosi verrà sciolta nei prossimi giorni”. La speranza è che possa recuperare la piena funzionalità del braccio e che non rischi più l’amputazione, come si era temuto all’inizio.

Nell’aggressione è rimasto ferito anche un altro ferroviere di 31 anni, giunto in soccorso del collega e assalito dai sudamericani; l’uomo si trova ora ricoverato al Fatebenefratelli con un trauma cranico.

Due degli aggressori pare siano stati fermati dalla polizia; addosso a uno dei due sono state trovate macchie di sangue da cui si preleverà il DNA e gli abiti corrisponderebbero a quelli descritti dai testimoni. Ora si attende che il cerchio si stringa anche attorno al resto della banda e potrebbe essere ormai soltanto questione di ore anche perché la Polfer ha in mano molte immagini riprese dalle telecamere della stazione che potrebbero aver registrato aggressione e fuga della banda.

Le pandillas

Le “pandillas” (bande) che si aggirano in città hanno nomi come MS-13, Latin Kings, Luzbel, Trebol, Latin Revolution, Neta, e sono composte da ragazzi giovani, quasi sempre sotto i trent’anni, quasi tutti provenienti da paesi come Perù, Ecuador, El Salvador (anche se le eccezioni non mancano, con presenza di italiani e nordafricani); si riuniscono nelle zone periferiche di Milano, nei parchi, alle fermate delle metropolitane, stringono alleanze e si scontrano tra “bande rivali”, scimmiottando le barbare azioni di quelle “pandillas” presenti nei loro paesi d’origine, quasi a voler ricreare un ambiente lontano e idealizzato.

Spesso si tratta di giovani che non pensano minimamente a integrarsi, ad andare a scuola o a trovare un lavoro ma che preferiscono entrare a far parte di una grande “famiglia” che permette l’ingresso solo dopo macabri riti di iniziazione come l’essere pestati per una dozzina di secondi, con calci e pugni, da altri “confratelli” o come la violenza sessuale di massa a cui vengono sottoposte alcune ragazze. I membri di queste bande agiscono senza regole, o meglio, secondo le “lororegole” e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Alcuni precedenti

Il 2012 è stato uno degli anni più neri per quanto riguarda la violenza delle pandillas a Milano: il 30 settembre 2012 un membro dei Latin Kings viene aggredito all’interno della stazione della metropolitana di Cimiano. L’1 ottobre e il 23 novembre dello stesso anno scattano le ritorsioni: prima un membro dei Trebol viene ferito all’esterno della discoteca “Secreta” di via Boncompagni, poi uno degli MS-13 è aggredito in via Torino con una mannaia, all’interno della Fnac. La notte di Natale la vittima è dei Trebol: fuori dalla discoteca “The Loft” si becca un colpo di machete. Nel gennaio 2013 alcuni membri degli MS-13 picchiano e rapinano un individuo di una banda rivale su un vagone della linea gialla della metropolitana. Tra maggio e ottobre 2013 le forze dell’ordine arrestano numerosi membri della pandilla MS-13, tra cui diversi capi noti.

Nel marzo 2014 sette membri dei Latin Kings, tutti tra i 17 e i 20 anni, vengono arrestati in un parco pubblico del milanese; erano armati fino ai denti, avevano coltelli, machete e persino una pistola Beretta 7.65 con proiettili.

Milano, Expo e scarsa sicurezza

Capitreno e controllori chiedono da tempo misure per incrementare la propria sicurezza in servizio visto che sono spesso vittime di aggressione, ma nessuno sembra ascoltarli. In molti si aspettano che i responsabili vengano tutti assicurati alla giustizia e subito, ma il fatto è che un episodio del genere non si dovrebbe neanche verificare in un paese cosidetto “civile” e in una città che è in piena fase Expo ed è proprio da lì che il treno proveniva.

Un particolare inquietante quindi; il gruppo di criminali latinos proveniva forse dall’Expo? Con un machete nello zaino? E’ solo un’ipotesi, ma un’ipotesi inquietante.

Da mesi si parla infatti di “emergenza terrorismo” in Italia, ma se un gruppo di ragazzini sudamericani possono prendere un treno proveniente dall’Expo, armati con lame del genere e aggredire due controllori, lasciandosi dietro una scena degna di una “macelleria messicana in stile narcos” allora un paio di jihadisti leggermente più organizzati cosa potrebbero fare?

L’assessore alla Mobilità della Regione Lombardia Alessandro Sorte (FI) ha affermato: “Il livello di insicurezza è troppo alto…Vogliamo il presidio dei militari in tutte le stazioni e sui treni Forze dell’Ordine armate, formate e pronte anche a sparare”.

Italia “stato fragile”?

A questo punto la presenza di ulteriore personale di sicurezza a bordo  è fondamentale. Già in diversi tram del capoluogo lombardo e nelle metropolitane sono da tempo in servizio guardie giurate dell’ATM armati di pistola, ma c’è un aspetto importante da considerare: il fatto che si è arrivati al punto di dover ricorrere alla presenza di uomini armati per garantire la sicurezza significa che la fase di prevenzione non c’è stata o comunque che non è stata efficace. Se gruppi armati come le “pandillas” possono tranquillamente scorrazzare sul territorio, salire su un treno nascondendo un machete come se nulla fosse, allora significa che lo Stato non è in grado di garantire la sicurezza .

L’analista Edward Newman, nel suo testo “Failed States and International Order” spiega che una delle caratteristiche principali dello “stato fragile” è la scarsa capacità di garantire ordine pubblico nel proprio territorio, di controllare i propri confini, di mantenere servizi e istituzioni pubbliche.

Lo “stato fragile” rischia di fallire o di collassare nel momento in cui il controllo da parte delle autorità centrali cessa e a questo punto diversi attori, che si tratti di criminalità comune o organizzata, di terroristi, di soggetti sub-statali, prendono il sopravvento, con tutte le relative e disastrose conseguenze.

L’Italia è oggi in grado di garantire il controllo dei propri confini? La certezza della pena e la sicurezza dei propri cittadini? Vale la pena riflettere.