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Diritto di critica | November 14, 2019

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La ''mafia'' a Roma e le comunali: tutte le grane di Renzi (che sta sereno) - Diritto di critica

La ”mafia” a Roma e le comunali: tutte le grane di Renzi (che sta sereno)

L’ANALISI – Matteo Renzi ha archiviato le regionali con una non-vittoria, e adesso il Partito democratico perde anche Venezia e Arezzo, ribaltando un risultato quasi scontato nel capoluogo veneto. Immediate le reazioni da parte dell’opposizione, con un Matteo Salvini pronto a fare la voce grossa per rafforzare la sua figura di unico leader possibile all’opposizione, e un Silvio Berlusconi di nuovo alla carica, alla faccia di chi dava Forza Italia per spacciata. Tutti, insomma, sono saliti sul carro del vincitore.

Eppure, al di là della polemica politica, Matteo Renzi può dormire sonni tranquilli: la burrasca passerà. Certo, il suo consenso non è più quello delle Europee post annuncio sugli 80 euro e al Senato la maggioranza è sempre più risicata, ma il premier è ancora al timone di una nave ben lontana dall’affondare. E per diverse ragioni.

Se infatti le opposizioni sono “in crescita”, con il MoVimento 5 Stelle che tiene il punto attorno al 20%, è proprio il partito guidato dal comico genovese che impedisce alle altre forze di opposizione di raggranellare quel bacino di voti necessario a fare la differenza in caso di elezioni. Matteo Salvini – complici i toni esasperati e una cronaca che agevola una certa narrativa politica “estrema” – è in crescita, ma non è ancora abbastanza forte da impensierire il Pd: abbaia e cerca riconoscimenti, ma non morde.

Beppe Grillo è sostanzialmente fermo, forte di una percentuale da cui non riesce a discostarsi. Il comico a capo del partito ha capito che i toni esasperati e le urla hanno già fatto vincere una volta Matteo Renzi – alle Europee – e non può più usarli, se non in poche e studiate occasioni. La strategia di Grillo si è dunque adeguata a quella del sentiment medio del Paese: moderazione, volti giovani che ispirano fiducia e dati alla mano. Pungolare la maggioranza dagli scranni dell’opposizione è una battaglia di logoramento: ci vorrà un po’ di tempo forse, ma il comico genovese spera di riguadagnare terreno (o almeno di non perderne) dando un’immagine rassicurante di sé e dei suoi.

L’azione fondamentale del partito di Grillo, però, è togliere voti agli altri grandi partiti: quel 20%, infatti, farebbe gola ai vari “altri” populisti che a turno hanno usato o usano le stesse argomentazioni del comico (ad esempio la critica all’Europa), vedi la Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia etc. In un Paese che non va quasi più a votare, il peso elettorale di Grillo in questo senso è decisivo.

Renzi, dunque, può stare relativamente tranquillo: il suo miglior alleato è proprio il comico a capo del MoVimento 5 Stelle che con il suo partito fa da argine ai vari Berlusconi, Salvini e compagnia cantante, senza però avere la forza necessaria a scardinare il Partito Democratico dalle sue posizioni.

L’unico neo per Matteo Renzi è Roma e il destino del sindaco Ignazio Marino, dopo lo scandalo di “Mafia capitale”. Proprio in virtù di quanto detto, però, il premier potrebbe decidere di scaricare l’attuale primo cittadino di Roma, sempre meno gradito all’interno del Pd nonostante le dichiarazioni dello stesso Marino. E per non cadere nella trappola e nella narrativa del MoVimento 5 Stelle, infatti, Matteo Renzi starebbe pensando ad una exit strategy su Roma, da attuare dopo l’estate. In questo modo, il Pd dimostrerebbe di voler seriamente prendere in mano la situazione, gestendo “d’imperio” uno scandalo trasversale, iniziato ben prima dell’arrivo di Marino. Come dire: due piccioni con una fava. Il rischio – a lasciare le cose come stanno – è che uno come Alessandro Di Battista possa essere proposto come sindaco di Roma e vincere le prossime elezioni: questo rischio Renzi non può correrlo e avrebbe un’eco troppo grande per poter essere arginata.

@emilioftorsello