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Diritto di critica | July 12, 2020

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Se la Grecia parla tedesco - Diritto di critica

A cosa sia servito il referendum greco davvero non è chiaro. Se inizialmente in Europa da più parti e in molti avevano gioito per questa dimostrazione di democrazia, capace di rispondere in modo deciso e condiviso alle decisioni e al pressing europeo sull’austerity, il piano accettato da Tsipras suona più come una beffa che non come una soluzione.

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E’ di oggi la notizia delle dimissioni del viceministro delle Finanze del governo Tsipras, Nadia Valavani, la motivazione è il disaccordo rispetto alle misure imposte dai creditori. Insieme a lei si è dimesso anche il Segretario Generale del Ministero dell’Economia, Manos Manousakis. E ad essere diviso se non palesemente contrario a quanto sottoscritto dalla Grecia a Bruxelles, è lo stesso partito di Tsipras, Syriza, dove 109 membri del Comitato centrale su 201 si sono detti contrari all’accordo con i creditori. «L’intento dei vertici dell’Europa – hanno spiegato dal Comitato – era quello di annichilire in modo esemplare un popolo, colpevole di aver immaginato un altro percorso alternativo a quello neoliberista dell’austerità estrema. Un colpo di stato che va contro ogni concetto di democrazia e sovranità popolare», una visione solo parzialmente condivisibile dato che alla base dei problemi della Grecia ci furono conti “ritoccati” e un sistema di spesa pubblica e corruzione tra i peggiori in Europa. Di certo, le misure imposte da Bruxelles rischiano di non essere la soluzione.

C’è poi un aspetto politico e di ruoli: grazie a Tsipras, infatti, non solo la Grecia sta delegando in toto all’Europa la propria sovranità, ma l’attuale premier greco ha avuto il “merito” di aver riabilitato anche la figura di Angela Merkel, che oggi appare addirittura una moderata davanti alle dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesco, il “falco” Schauble, in uno (studiato?) giuoco delle parti.

Tsipras, invece, sembra non avere altre soluzioni per scongiurare il default, in un Paese dove gli sportelli delle banche concedono denaro con il contagocce: 60 euro al giorno e 120 euro massimo per i pensionati a settimana. E in troppi – anche in Europa – sembrano aver dimenticato il dramma sociale in cui finì l’Argentina dopo il default.

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