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Diritto di critica | October 21, 2020

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Giornalismo italiano: tra bufale, social e ipocrisia - Diritto di critica

Giornalismo italiano: tra bufale, social e ipocrisia

«Giornalai». Sui social è questa l’offesa ricorrente nei confronti dei giornalisti. Un’offesa che, spesso, meritano, meritiamo. Zero verifica delle fonti, sottomissione al potere dei social, ipocrisia, talvolta populismo. E tutto questo per un unico e solo obiettivo: fare “clic”. Sui giornali online, più clic si ottengono, più l’editore guadagna. Poi la deontologia, la serietà, la verità vengono dopo.

Sensazionalismo e viralità. L’ultima in ordine di tempo è la non-notizia sulla cartina che mostrerebbe l’innalzamento del livello delle acque nel Mediterraneo. Secondo questa cartina, nel 2100 molte città italiane finirebbero sott’acqua. Certo, d’estate la penuria di notizie gioca brutti scherzi. Così in molti quotidiani online non si sono fatti mancare questa notiziona, datata autunno 2013, vecchia di quasi due anni. Peccato che si tratti di un’opera artistica di un grafico per sensibilizzare sul rischio dei cambiamenti climatici ma che non contiene alcun elemento scientifico. Qualcuno lo scrive, ma in fondo. Mentre i titoli sono più o meno di questo tenore: «L’Italia sott’acqua, nel 2100 Roma e Milano saranno sommerse». C’è chi rimpiange le fotogallery di Victoria’s Secret o delle performance simil porno di Miley Cirrus.

Bufale un tanto al chilo. Qualche settimana fa, invece, alcuni quotidiani di destra si sono sbizzarriti con un’altra non-notizia: «Renzi tassa l’aria condizionata». L’articolo (chiamiamolo così) è stato scritto da Davide Giacalone su Libero e accusa il governo di imporre una tassa sui condizionatori d’aria. Tutto falso o quasi. Infatti, il governo (Monti, per l’esattezza) ha imposto il cosiddetto bollino (rilasciato dopo un controllo quadriennale) per i condizionatori con più di 12kW, in pratica solo per gli impianti più grossi di uffici e grandi negozi. Non per le famiglie, come sosteneva Giacalone. Lui non chiede scusa e attacca gli altri colleghi: «Per molti è più semplice copiare i comunicati stampa ufficiali. Non si stupiscano se i lettori non crescono». Beh, diciamo che lui ha dato il suo sostanziale contributo. Mentre associazioni di consumatori copiano pari pari il suo “articolo” e gridano allo scandalo e sui social volano gli insulti contro Renzi. Era luglio e faceva caldo. Bisogna capirli.

Ipocrisia, portami via. Tra una mezza bufala e un articolo “acchiappa clic” non manca poi chi si diletta nello scrivere di “figli di” che otttengono posti pubblici grazie all’aiuto del padre potente. L’ultimo in ordine di tempo è il Fatto Quotidiano che ha attaccato Pier Carlo Padoan, poiché la figlia è stata assunta dalla Cassa Depositi e Prestiti senza concorso. «Scandalo», «Casta». Tutto vero, però, poi si scopre che la figlia di Padoan lavorava dal 2008 come senior economist al Sace, la società pubblica di assicurazione dei crediti all’estero controllata interamente dalla stessa Cassa. Quindi l’assunzione è stata fatta dalla stessa società che da sette anni le paga lo stipendio. In pratica, ancora una volta, una non-notizia. Al di là dell’articolo Fatto Quotidiano, sono molte le testate che si esercitano nelle denunce anti-casta sui “figli di”. Giusto, lecito, ammirevole. Ma da che pulpito arriva la predica se le redazioni sono piene zeppe di figli di giornalisti, amici di figli di giornalisti, amici degli amici ecc? Da che pulpito arriva la predica quando si scrive che l’Italia non è un paese per giovani, quando proprio i giornali sfruttano il lavoro dei giovani cronisti retribuendoli una miseria; 15-20-30 euro ad articolo pari ad una giornata di lavoro, pari a non più di 900 euro al mese, lavorando anche il sabato e la domenica?

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