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Diritto di critica | July 15, 2020

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Ue, intesa sui nuovi centri per migranti. Siria: Russia alle grandi manovre - Diritto di critica

Mentre i leader europei fissano altri accordi per l'emergenza profughi, Putin prepara le sue mosse: in costruzione due nuove basi militari su suolo siriano

Nonostante i dissidi e i malumori che covano sotto la cenere dei suoi buoni propositi, l’Unione Europea riesce a fissare una serie di accordi per l’accoglienza dei migranti e a tenere buone le nazioni “ribelli” di frontiera, come Ungheria, Romania e Repubblica Ceca. Ricollocamento per altre 120mila persone in fuga dalla guerra e avviamento dei centri “hotspot” entro fine novembre: la notte di Bruxelles porta consiglio e i leader della Ue escono stanchi ma soddisfatti dalle stanze delle grandi decisioni. Più controllo e divisione dei compiti, in attesa che arrivi la grande marea di profughi siriani e africani, perché, come ha confermato anche il Presidente del Consiglio dell’Unione, Donald Tusk, «il grande esodo deve ancora arrivare, e non possiamo più continuare come prima. Con 8 milioni di sfollati in Siria, parliamo di milioni di potenziali rifugiati che cercano di raggiungere l’Europa. Siamo ad un punto critico».

Nuovi centri di identificazione I cosiddetti “hotspot”, molti dei quali saranno allestiti dove già esistono centri di accoglienza, serviranno ad identificare velocemente i profughi attraverso registrazione, creazione di foto segnaletiche e rilevamento delle impronte; essi sorgeranno in particolare in nazioni con un maggiore flusso di arrivi, quindi Italia, Grecia ma anche Ungheria. Nel nostro Paese gli hotspot saranno dislocati in Sicilia, Puglia (Taranto) e sull’isola di Lampedusa, e saranno gestiti dalle autorità locali con l’aiuto della polizia di frontiera e da agenzie europee come la Europol e l’Easo (l’Agenzia europea per il diritto di asilo). Ogni centro potrà ospitare fino a 1500 persone.

Servono altri soldi Al summit di Bruxelles si è anche ipotizzata la creazione di un corpo di polizia europea specializzata per le frontiere, ma è stato soprattutto chiesto ai membri dell’Unione un ulteriore sforzo economico per sostenere da lontano i Paesi che hanno più ripercussioni a causa dei conflitti in corso, per esempio la Turchia. Previsti 500 milioni per il fondo destinato alla Siria, 1,8 miliardi per la questione africana e un altro miliardo per rinvigorire le casse di agenzie come il World Food Programm e l’Unhcr, realtà fondamentali nelle zone di guerra e lasciate alla deriva da un anno a questa parte.

Base russa in costruzione a Al-Sanobar, Siria

Base russa in costruzione a Al-Sanobar, Siria

Se la soluzione è in Siria La consapevolezza della grandezza del fenomeno arriva dopo decine di procedure di infrazione aperte da Bruxelles nei confronti di 19 Stati (tra cui la Grecia), rei di non aver applicato adeguatamente i regolamenti comunitari in materia di asilo, lasciando attraversare la frontiera a migliaia di migranti senza effettuare registrazioni, dare accoglienza o organizzare eventuali rimpatri. È unanime ormai la certezza che solo risolvendo il conflitto siriano si potranno contenere gli arrivi di disperati in fuga. Ma tra dichiarazioni della Merkel, di Hollande, del premier inglese Cameron e discussioni su possibili ricognizioni aeree o interventi armati, la sensazione è che sarà necessario fare il punto della situazione alla prossima assemblea dell’Onu, coinvolgendo quindi anche gli Usa e la sempre più anarchica e risoluta Russia: «Solo con la sua collaborazione e quella degli Stati Uniti si può risolvere il conflitto», ha profetizzato il premier bulgaro Bojko Borissov. In Siria Vladimir Putin continua ad appoggiare il governo di Assad nella lotta ai ribelli, e dopo gli aerei e le truppe schierate a Latakia, sulla costa siriana, da immagini satellitari si è appresa la notizia di due nuove basi militari in costruzione, ad Al Sanobar e a Istamo, poco più a sud. Gli edifici e le tende montate sarebbero indizi di un prossimo arrivo di contingenti di soldati russi. Solo qualche giorno fa sia Washington che fonti militari siriane riferivano di droni sovietici in volo, che avrebbero già ottenuto buoni risultati contro le cellule terroristiche dell’Isis.