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Diritto di critica | June 2, 2020

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Anche la Slovenia costruisce il suo muro

Soldati e poliziotti stanno garantendo il regolare svolgimento dei lavori per realizzare un muro di filo spinato per arrestare l'avanzata dei profughi

Circa 180mila persone sono entrate in Slovenia da metà ottobre e ora il governo ha detto basta. Al confine con la Croazia, sono cominciati i lavori per la costruzione di barriere imponenti per bloccare il flusso di rifugiati e migranti provenienti per la gran parte dalla Siria e dall’Afghanistan.

Due giorni dopo le dichiarazioni dell’esecutivo, un gran numero di soldati e poliziotti stanno garantendo il regolare svolgimento dei lavori, con i camion che trasportano reti metalliche e materiali edili nel villaggio sloveno di Veliki Obrez. La Slovenia, con una popolazione attuale di circa 2 milioni di persone, è il paese più piccolo, ma un importante passaggio per raggiungere a nord Austria e Germania. Da quando l’Ungheria, nell’ottobre scorso, ha costruito recinzioni al confine con la Croazia spingendo il flusso migratorio verso sud – ovest, i rifugiati hanno trovato accoglienza in Slovenia.

Il primo ministro, Miro Cerar, ha dichiarato che il confine resterà comunque aperto e che le recinzioni dovrebbero aiutare a controllare il flusso di persone in ingresso. L’Austria avrà un ruolo importante in quanto, se dovesse chiudere le frontiere ai migranti in inverno, riverserebbe il gran numero di migranti totalmente sulla Slovenia, che non avrebbe le risorse economiche e materiale per farvi fronte.

Circa 175 agenti di polizia, provenienti da altri stati dell’Unione Europea, stanno arrivando in queste ore in Slovenia per supportare le forze dell’ordine locali e altri 100 poliziotti sono attesi nelle prossime due settimane. La decisione del governo sloveno va in controtendenza alla politica dell’Unione Europea che lo scorso settembre predispose il “ricollocamento” di 120mila migranti in tutto il continente. L’Ungheria ha costruito barriere con filo spinato al confine con la Croazia, nelle sei province in cui è stato dichiarato lo “stato di crisi per immigrazione di massa”.

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