Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | June 1, 2020

Scroll to top

Top

Il Guardian denuncia: Associated Press «l’agenzia stampa di Hitler» - Diritto di critica

A rivelarlo è la studiosa tedesca Harriet Scharnberg che in una pubblicazione accademica sostiene come l’agenzia newyorkese fosse l’unica ammessa a collaborare col regime nazista.

Non mettere in pericolo la forza e il prestigio del terzo Reich. Con questo tacito accordo l’agenzia AP avrebbe ottenuto l’assenso di Adolf Hitler a una collaborazione che proseguì durante gli anni ’30 e la Seconda Guerra Mondiale. Quando il partito nazista nel 1933, prese il potere in Germania uno dei suoi primi obiettivi fu di conquistare l’opinione pubblica nazionale e internazionale.

Il Ministero della Propaganda selezionava attentamente la fornitura dei quotidiani statunitensi. In breve tempo i giornali anglosassoni furono proibiti. A cominciare dal Guardian e l’anno seguente, nel 1935, toccò ad agenzie stampa prestigiose come Keystone e Wide World Photos costrette a chiudere perché avevano giornalisti di religione ebraica. L’Associated Press, secondo lo storico tedesco Harriet Scharnberg, fu l’unica agenzia di stampa occidentale autorizzata a diffondere notizie anche dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1941. Divenne, infatti, il canale privilegiato dal Terzo Reich per trasmettere e pubblicare notizie e foto anche al di fuori della Germania.

“La Associated Press – scrive il Guardian – che si descrive come ‘il corpo dei marine del giornalismo’ (‘sempre i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via’) strinse un accordo di collaborazione formale con il regime di Hitler nel 1933 fornendo ai giornali americani materiale prodotto e selezionato direttamente dal ministero della Propaganda nazista (guidato da Joseph Goebbels)”. In un articolo pubblicato sulla rivista ‘Studies in Contemporary History’, la storica tedesca Harriet Scharnberg dimostra non solo che l’Ap fu in grado di restare in Germania ma di stringere un “accordo di collaborazione con benefici reciproci con il regime nazista. L’agenzia cedette il controllo dei suoi pezzi aderendo alla la cosiddetta ‘Schriftleitergesetz’ (legge editoriale), promettendo di non pubblicare materiale ‘teso ad indebolire la forza del Reich all’estero e all’interno’ “. Un accordo che obbligò l’agenzia, di fatto, ad assumere ex funzionari del Ministero della Propaganda nazista. Uno dei quattro fotografi dell’Associated Press negli Anni ’30, Franz Roth, fu anche un membro delle SS, sezione Propaganda, autore di numerose fotografie scelte da Hitler. L’AP permise al regime di utilizzare il proprio archivio fotografico per la violenta e antisemita campagna contro gli ebrei e contro l’Unione Sovietica.

Un portavoce dell’Agenzia ha respinto le accuse di Scharnberg, “rifiutando ogni idea legata alla collaborazione deliberata con il regime nazista” e rimandando la questione ad un’attenta valutazione dei documenti storici e d’archivio. Non è la prima volta che il rapporto dell’Associated Press con i regimi totalitari è sotto esame. Già dal 2012, quando è diventata la prima agenzia occidentale nella Corea del Nord, non sono stati pochi gli interrogativi sulla neutralità del suo lavoro.