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Diritto di critica | December 11, 2018

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La via crucis degli F35, adesso il problema è il software

L'intoppo potrebbe far lievitare le spese di produzione. E costare a partner come l’Italia molto più di quanto previsto

La via crucis degli F35, adesso il problema è il software

Una flotta di jet da combattimento da 379 miliardi di dollari, e un guasto nel software informatico per la logistica costato 16,7 miliardi (il cosiddetto ALIS) che potrebbe comprometterne l’utilizzo. L’odissea degli F35, i gioiellini da guerra del colosso statunitense Lockheed Martin richiesti dagli eserciti di mezzo mondo (e ordinati tra le polemiche anche dallo Stato italiano), sembra arrivata ad un punto quantomeno delicato, che tra smentite e precisazioni getta comunque ulteriori ombre su un progetto dagli interessi stratosferici.

L’analisi A smascherare il problema è stato il Gruppo di ricerca del Congresso americano (GAO), che ha stilato due rapporti poco lusinghieri sugli aerei (ne ha parlato anche il magazine inglese “Business Insider” ); in particolare lo studio evidenzia la mancanza di un sistema di backup dei dati, ovvero la possibilità di replicare e non perdere informazioni preziose in caso di attacco o avaria: un dettaglio non insignificante, vista anche l’importanza che hanno al giorno d’oggi i programmi informatici negli aerei da guerra. L’Autonomic Logistics Information System è di fatto il “cervello” del caccia bombardiere, che consente e controlla la programmazione della missione, le operazioni del pilota, i margini di errore e la configurazione, permettendo anche la manutenzione al personale di terra, prima e dopo il volo. I dati di ALIS verranno gestiti da un’unica centrale operativa a Fort Worth, in Texas. Senza un adeguato sistema di backup, basterebbe un errore per rendere “cieco” l’F35. Nella relazione si segnalano anche la difficoltà del sistema nel comunicare con jet di più vecchia costruzione e una preoccupazione per la sicurezza delle informazioni. Tutti nodi  che andrebbero sciolti a breve, prima dell’inizio della produzione in serie dei velivoli.

86031105I rischi e la difesa Il Gao ha avvertito il Pentagono che il monumentale progetto di armamento dovrà affrontare difficili test di software ed affidabilità per i prossimi anni, e che i problemi del sistema ALIS (questo è solo l’ultimo dei tanti emersi nei mesi scorsi) rischiano di far aumentare i costi in maniera esponenziale, in un ordine da 20 a 100 miliardi di dollari. L’ennesima “bomba” è scoppiata negli Usa già da qualche giorno, e a rincarare la dose ci ha pensato il direttore del Dipartimento della Difesa per la valutazione dei sistemi, Michael Gilmore, che ha parlato di «molteplici criticità di ALIS e un’architettura complessa con probabili e in gran parte non testate carenze informatiche». Ancora una volta il Pentagono si difende, parlando di “nuovi perfezionamenti” e di un’ottima ulteriore versione di ALIS, più stabile: la versione ufficiale afferma che «sebbene non ancora performante, il software non impedirà all’F35 di continuare a volare». Il capo del programma, il generale Chris Bogdan, a gennaio aveva già affermato seccato che il caccia avrebbe potuto volare almeno 30 giorni senza utilizzare il sistema informatico per la logistica.

I precedenti In questi anni gli F35 sono stati al centro di critiche a causa dei numerosi problemi tecnici riguardanti i radar, il sistema di allarme, i misuratori e la sensibilità dei velivoli ai fulmini. Perfino i caschi in dotazione dei piloti hanno mostrato carenze visive. Ma a finire sotto accusa è stato soprattutto il software di navigazione, che un recente tentativo di hackeraggio ha rivelato piuttosto debole: si teme che in futuro un Paese ostile possa davvero sviluppare dei programmi in grado di annullare l’intero sistema informatico del caccia ed abbatterlo senza sparare un colpo. Troppe grane, insomma, per un progetto che gli Usa definivano senza precedenti. Secondo dati governativi, i costi di produzione degli F35 sarebbero aumentati dal 2010 ad oggi fino al 65 per cento. Ma la Lockheed Martin smentisce e rivede al ribasso del 20 per cento la cifra. I caccia-bombardieri di quinta generazione saranno dismessi solo nel 2070.

I partner economici e l’Italia Al progetto degli F35 hanno partecipato economicamente Regno Unito, Australia, Canada, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca, Turchia e Italia. Il nostro Paese ha contribuito con un miliardo di euro, e ha stilato un accordo per l’acquisto, cadenzato negli anni, di ben 90 F35, 38 dei quali verranno comprati entro il 2020, per una spesa di circa 13 miliardi di euro (ovvero circa 150 milioni di euro l’uno).

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