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Diritto di critica | September 20, 2020

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Siria, il grande esercito pro-Assad arriva dall'Iran - Diritto di critica

Continua a crescere il numero di soldati e combattenti provenienti da Teheran. Intanto i negoziati di pace sono bloccati

Un vero e proprio esercito iraniano, arricchito da mercenari e soldati rivoluzionari. Gli ultimi, quasi undicimila uomini, sono arrivati in Siria nelle scorse ore, attraverso gli aeroporti di Damasco e Hama. Nel conflitto senza fine che da anni sta martoriando il Paese, si ingrandisce ancora il fronte di sostegno al regime di Assad, con un gigantesco reclutamento di soldati dall’Iran, reso noto in un’intervista da Asaad al-Zoubi, il capo della delegazione dell’opposizione siriana. Al-Zoubi, che coordina il Comitato per i negoziati di pace (HNC) a Ginevra, ha spiegato al quotidiano saudita “Asharq al Awsat” che «dal monitoraggio sul terreno, le truppe iraniane hanno superato gli 80mila combattenti, tra Guardiani della Rivoluzione islamici, esercito regolare ed altri gruppi di mercenari».

I dati Sebbene l’Iran ufficialmente sostenga di avere inviato sul posto solo dei “consiglieri militari”, le cifre raccolte dagli organi di informazione parlano di quasi 700 vittime iraniane in battaglie dall’inizio della guerra civile, più di 4 anni fa. E probabilmente questi numeri sono al ribasso. Uno studio dell’International Institute for Strategic Studies di Londra (IISS) riferisce di oltre duemila soldati dei gruppi speciali appartenenti ai Guardiani della Rivoluzione; solo la scorsa settimana tredici di loro sono rimasti uccisi vicino ad Aleppo. Il corpo militare di fatto fornisce alla causa reclute, armi, addestramento e pianificazione delle strategie di guerra: «La presenza di forze iraniane in Siria è fondamentale per il regime di Assad e la sua sopravvivenza – ha spiegato al “The Telegraph” un ricercatore dell’IISS, Emile Hokayem – si tratta di un sostegno materiale e finanziario». Nei giorni scorsi le operazioni aeree e campali ad Aleppo e Idlib (nel nordovest del Paese) si sono intensificate, con le truppe iraniane che stanno aiutando le forze di Assad a rompere le linee dei ribelli e a circondare Aleppo da nord. La motivazione di questo coinvolgimento è puramente strategica, con il dittatore siriano che rappresenta uno dei pochi alleati dell’Iran nel mondo arabo. Il mantenimento di Assad al potere garantirebbe ancora a Teheran, inoltre, una via privilegiata verso i finanziamenti e i rifornimenti dell’organizzazione paramilitare Hizbollah, in Libano. Il pretesto dell’intervento in Siria è stato quello della lotta al fondamentalismo islamico: «L’emergenza dell’Isil (lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) ha costituito un movente perfetto, ora in Iran hanno dei martiri da celebrare».

Il flop dei negoziati La pace in Siria sembra ancora un lontano miraggio. Dopo il fallimento dei colloqui di pace a Ginevra dello scorso aprile, infatti, i tempi per un nuovo incontro si allungano, sebbene recentemente Usa e Russia abbiano congiuntamente fatto appello ad un “cessate il fuoco” vero, oltre la debole tregua di febbraio: «Sto aspettando qualche soluzione concreta – ha dichiarato l’inviato del Segretario generale dell’Onu, Staffan de Mistura – ma non possiamo attendere a lungo. Non sono in grado di chiedere trattative di pace sia alla delegazione del regime di Assad sia a quella dell’opposizione finché il “cessate il fuoco” non sarà completo e categorico. Al momento la cosa più importante da fare è quella di fornire aiuti e assistenza alle zone disagiate e assediate della Siria».