Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | January 16, 2019

Scroll to top

Top

I miracoli delle Olimpiadi

Le medaglie in serie di Phelps e Bolt, la rinascita di Del Potro, le vittorie di atleti sconosciuti: oltre al talento, mai sottovalutare l’Incredibile, che ci appare nitido ogni quattro anni

I miracoli delle Olimpiadi

Alle Olimpiadi i miracoli accadono. Chiamateli record, imprese, rivincite, prestazioni da trance agonistica. Ma anche chi non crede da anni a Babbo Natale o all’onestà della classe politica, si fida dei Giochi a cinque cerchi, e dell’immenso potere, quasi mistico, che questa competizione emana. Provando a lasciare da parte almeno per un po’ scandali e imbarazzi diplomatici legati al doping. Rio 2016 è stata ed è ancora la dimostrazione che per due settimane si possono raccontare storie straordinarie ogni giorno, e che l’Incredibile può diventare pane quotidiano.

Basti pensare all’uomo-pesce Michael Phelps (ok, è un nome comunissimo, ma pensate a quanti “Michael” nello sport ci hanno fatto sognare), che dopo 18 ori olimpici prova a ritirarsi e vive, quattro anni fa, il periodo più buio della carriera, tra il fantasma dell’alcolismo (viene anche sospeso dalla Federazione americana di nuoto, perché fermato più volte per guida in stato di ebbrezza) ed improbabili ripieghi come il poker e il golf. Poi il richiamo dell’acqua lo fa tornare, e vincere altri cinque ori e un argento a queste Olimpiadi, frantumando un record dopo l’altro. E sembra quasi superfluo spendere ancora parole per l’extraterrestre Usain Bolt, figlio del vento e della Giamaica, tre edizioni dei Giochi di fila dominate nei 100 e 200 metri, nove ori in otto anni. In più Bolt è anche un campione spiritoso e accessibile: non viene da una Nazione potente (e questo già ispira simpatia ai più), scherza, si fa decine di foto ed è capace di intonare un pezzo di Bob Marley pochi minuti dopo aver corso i 200 in 19.78 secondi. Una passeggiata, ci fa credere. E noi lo amiamo sempre di più.

Ma il torneo olimpico è magico anche per le “arabe fenici”, quegli atleti inattesi che rinascono regalandoci emozioni vivissime: il loro emblema quest’anno è Juan Martin del Potro, il tennista argentino che probabilmente alberga ormai negli incubi del numero uno Novak Djokovic, battuto inaspettatamente sia a Londra che a Rio. Del Potro, grande promessa fermata da continui infortuni, è arrivato in finale cedendo al britannico Murray dopo quattro tiratissime ore di gara. Un argento che vale oro, una miniera per gli scommettitori, un Paese in delirio al suo rientro in patria.

Le storie Incredibili da raccontare sono quelle degli esordi, dei veterani, delle sorprese, delle sconfitte decise per il tempo di un battito di ciglia, e delle vittorie particolarissime. Come quella di Alistair Brownlee, britannico, che conquista il secondo oro consecutivo nel triathlon battendo il fratello Jonathan (già bronzo a Londra); le prime medaglie d’oro del Vietnam (tiro a segno) e Isole Fiji (rugby a 7), o il trionfo nel ciclismo su pista del nostro Elia Viviani, che cade, si rialza e sale sul gradino più alto del podio. Il bronzo dell’iraniana Kimia Alizadeh Zenoorin, prima donna medagliata del suo Paese. E potremmo andare avanti così per giorni. Imprese affascinanti e straordinarie, un rituale magico che ci serve e di cui sentiamo, inevitabilmente, già la mancanza.