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Diritto di critica | December 11, 2018

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Da ''rottamatore'' diceva no, ora Renzi riabilita il Ponte sullo Stretto

Da “rottamatore” non lo voleva, ora Renzi riabilita il Ponte sullo Stretto

L’evento era la kermesse “Prossima fermata Italia” e accanto a lui c’era ancora Giuseppe Civati che simbolicamente si rimboccava le maniche della camicia bianca. Non c’era Pierluigi Bersani, le acque già erano agitate. Qualche mese e sarebbero diventate tempesta. Per dirla in poche parole: era l’epoca del Porcellum.

Più giovane di sei anni, Matteo Renzi anticipava quello che sarebbe stato il mood del suo governo: innovazione, rispetto per l’ambiente, adeguamento tecnologico per l’Italia. E dal palco della manifestazione non aveva dubbi: “Vogliamo un Paese che preveda le unioni civili, la banda larga e non il ponte sullo stretto, e che riduca il debito pubblico”. E il Ponte sullo Stretto non venne citato qualche mese dopo nemmeno in quel capolavoro di diplomazia quale fu il programma in cento punti dell’allora rampante aspirante alla carica di premier.

Ed era lo stesso Matteo Renzi che nella Carta di Firenzeil documento finale di quella che prometteva di essere la convention dei cosiddetti “rottamatori” – tornava a ripetere: “Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese, un Paese con metà Parlamento, a metà prezzo, un Paese dalla parte dei promettenti e non dei conoscenti. Che permetta le unioni civili, come nei Paesi civili; che preferisca la banda larga al ponte sullo Stretto; che dica no al consumo di suolo, e sì al diritto di suolo e di cittadinanza. Un Paese in cui si possa scaricare tutto, scaricare tutti; che renda il lavoro meno incerto, e il sussidio più certo.  Che passi dall’immobile al mobile, contro le rendite, e che riduca il debito pubblico, la nostra pesante eredità”.

Tutto vero, almeno fino ad oggi. Matteo Renzi, nel frattempo, deve aver cambiato idea. Alla festa per i 110 anni di Salini-Impregilo, il premier ha infatti sorpreso tutti: “Bisogna sbloccare i cantieri – ha spiegato il premier – e serve la banda larga perché la rete di domani non sarà una diga in Italia né l’autostrada del Sole, ma la banda larga, la gigabyte society, la velocità”. “Bisogna poi continuare le grandi opere – ha scandito – dalla Bari-Lecce alla Napoli-Palermo, con il Ponte sullo Stretto, in un’operazione che sia utile, crei posti di lavoro e ci metta nelle condizioni di togliere l’isolamento della Calabria e avere la Sicilia più vicina”. Di banda larga quindi il premier continua a parlare, a cambiare è tutto il resto.
Renzi ha poi aggiunto: “La mia è una sfida in positivo – ha aggiunto – Rispetto chi dice che l’Italia è finita, ma penso che il compito di chi fa politica sia di indicare una direzione”. Che evidentemente, rispetto a quanto ribadito per anni, è cambiata. Drasticamente.