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Diritto di critica | November 23, 2017

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Riforma Costituzionale, ecco cosa cambia se vince il Sì

Dal superamento del bicameralismo perfetto alla cancellazione del Cnel. Piccola guida per un voto consapevole

Riforma Costituzionale, ecco cosa cambia se vince il Sì

«Conoscere per deliberare». Era questo l’invito che Luigi Einaudi, primo Presidente della Repubblica eletto secondo la nostra Costituzione, rivolgeva nel 1964 ai parlamentari. Ebbene: per poter decidere, bisogna conoscere ciò su cui si decide. Mancano poco meno di due mesi a 4 dicembre, quando gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sulla riforma costituzionale proposta dalla maggioranza. In quella data gli elettori voteranno Sì per confermare la riforma, o voteranno No per bocciarla e lasciare l’attuale ordinamento statale. Il voto si è trasformato in uno scontro tra i sostenitori di Matteo Renzi e i suoi detrattori. Ma, in realtà, non si tratta e non può trattarsi di un voto sul governo. Chi va a votare decide del futuro suo e dei suoi figli, consapevole che una bocciatura potrebbe non essere seguita da una nuova (o migliore) riforma. Quindi, prima di andare a votare, è bene sapere su cosa si vota e su cosa cambia se vince il Sì. Perché una riforma è “buona” o “cattiva” indipendentemente da chi la propone.

bicameralismo, riforma costituzionale

Superamento del bicameralismo perfetto o paritario

Il sistema attuale – Per chi è a digiuno di diritto costituzionale, capire cosa significa il termine “bicameralismo perfetto” non è affatto semplice. Ci proviamo noi. L’Italia è uno dei pochi paesi della Ue (tre per la precisione) con un sistema parlamentare che si regge sul principio del “bicameralismo perfetto”. In parole povere, in Italia Camera e Senato fanno esattamente le stesse cose. La Camera è composta da 630 deputati, il Senato da 315 (più i senatori a vita). Una legge, per essere approvata in via definitiva, deve essere approvata sia dal Senato che dalla Camera, senza modifiche. Se viene emendata (quindi modificata) da una camera deve ottenere nuovamente il voto dell’altra. Un meccanismo paradossalmente infinito. Inoltre, il governo (sia quando si insedia, che quando opera) deve sempre avere la fiducia di entrambe le camere.

Se vince il Sì – La riforma della maggioranza punta a togliere gran parte dei poteri del Senato, ad iniziare dal potere di fiducia. Il governo otterrà la fiducia solo dalla Camera. Il Senato svolgerà un potere di controllo sulle leggi (chiedendo modifiche senza che queste siano vincolanti per la Camera) e si occuperà di legiferare sulle materie che riguardano le autonomie locali. Il numero dei senatori scenderà da 315 a 100 e non verranno remunerati. Di questi cento, 95 verranno eletti dai consigli regionali tra i consiglieri stessi e i sindaci del territorio, con sistema proporzionale. Si tratta di un sistema molto simile a quello già in vigore in Germania. I restanti cinque senatori vengono nominati dal Presidente della Repubblica ma rimarranno in carica per non più di sette anni. Vengono, infatti, eliminati i senatori a vita di nomina presidenziale.

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Riforma del titolo V della Costituzione

Il sistema attuale – L’attuale titolo V della Costituzione è stato modificato (e confermato con referendum) nel 2001. La riforma ha definito i poteri delle regioni, allargando agli enti locali le materie di competenza. Il sistema ha però generato delle storture soprattutto in ambito sanitario: ci sono regioni dove la sanità funziona e altre dove la situazione si è ulteriormente aggravata. Inoltre, la riforma del 2001 ha introdotto un elenco di materie cosiddette “concorrenti” che ha prodotto uno scontro continuo di competenze tra Stato e regioni.

Se vince il Sì – La riforma proposta dalla maggioranza rivede i poteri delle regioni, riportando al “centro” alcune competenze con l’obiettivo di ridurre le differenze tra le regioni, ad iniziare proprio dal sistema sanitario.

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Abolizione del Cnel

Il sistema attuale – In pochi sanno di cosa si tratta. Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro è un organo consultivo previsto dall’attuale Costituzione. Si tratta di un piccolo parlamento nel quale le forze sociali discutono, o avrebbero dovuto discutere, proposte di legge in materia economica e sociale. In realtà, da quando è stato istituito, cioè circa 60 anni fa, ha prodotto in tutto 14 disegni di legge. Nessuno di questi disegni è mai stato approvato dal Parlamento. Il suo bilancio è di quasi 30 milioni di euro l’anno.

Se vince il Sì – Se vince il Sì il Cnel viene abolito. Trattandosi di un organo consultivo, le sue competenze non vengono affidate ad altri soggetti.

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Abolizione delle Province

Il sistema attuale – L’attuale titolo V della Costituzione definisce cinque livelli di governo: comuni, province, città metropolitane, regioni e Stato. Con la recente legge ordinaria sulle province, questi organi sono stati quasi del tutto svuotati delle loro prerogative, diventando oggi organi di raccordo tra i vari comuni in merito al trasporto pubblico e alla manutenzione e gestione degli edifici scolastici (medie e superiori). Alcune province sono state abolite e sostituite dalle città metropolitane. Allo stato attuale i componenti dei consigli delle province, come quelli delle città metropolitane, sono eletti dai consiglieri comunali dei comuni interessati. In questo senso sono organi di rappresentanza di secondo livello.

Se vince il Sì – Con la riforma le province vengono abolite. I loro poteri passeranno alla regione e alle eventuali città metropolitane individuate sul territorio nazionale.

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Referendum e democrazia diretta

Il sistema attuale – In base all’attuale Costituzione, i cittadini italiani possono proporre al Parlamento l’approvazione di un progetto di iniziativa popolare raccogliendo 50mila firme. Finora l’istituto non ha funzionato bene, in quanto non è previsto un termine massimo entro il quale le Camere sono tenute a discutere la proposta. Ad oggi sono quattro le leggi di iniziativa popolare approvate in Parlamento. Il referendum in Italia è invece abrogativo, cioè cancella una legge o la modifica sopprimendone una parte. Sono escluse le leggi di bilancio, fiscali, amnistia e indulto, e di ratifica dei trattati internazionali. Per richiedere questo referendum è necessario presentare 500mila firme oppure può essere richiesto da almeno cinque consigli regionali. È valido se a votare sarà il 50%+1 degli aventi diritto.

Se vince il Sì – La riforma, se da una parte innalza il numero di firme richiesto per la presentazione di progetti di legge di iniziativa popolare da 50mila a 150mila, obbliga il Parlamento a discutere e votare in tempi rapidi e certi. Per quanto riguarda il referendum abrogativo, la riforma consente, qualora le firme raccolte siano 800mila, di abbassare il quorum di validità non più al 50%+1 di coloro che hanno diritto di voto, bensì al 50%+1 di coloro che hanno votato nelle ultime elezioni politiche. Poiché, di norma, alle elezioni politiche vota l’80% degli aventi diritto, il quorum scende intorno al 40% del corpo elettorale, disincentivando la propaganda per l’astensione. Rimane invariato il quorum per i referendum sostenuti da più di 500mila ma meno di 800mila elettori e per i referendum richiesti da almeno cinque consigli regionali. Viene introdotto il referendum propositivo, ma viene delegato il Parlamento a definire con legge ordinaria le modalità organizzative e funzionali.

Il Presidente della Repubblica e la sua elezione

Il sistema attuale – Il Capo dello Stato è attualmente votato da un corpo elettorale particolare. Viene eletto dai senatori, dai deputati e da 58 “grandi elettori”, espressione dei singoli consigli regionali. Per la sua elezione è richiesta una maggioranza di tre quinti per le prime tre votazioni. Dalla quarta è sufficiente la maggioranza assoluta degli aventi diritto. In caso di dimissioni o impedimento, le funzioni del Presidente della Repubblica vengono svolte dal Presidente del Senato.

Se vince il Sì – Poiché il Senato diverrà pienamente rappresentativo delle realtà locali, la riforma prevede di eliminare la figura dei “grandi elettori” (definiti nell’attuale Costituzione “rappresentanti regionali”). Quindi, il Capo di Stato verrà eletto dalle due camere riunite in seduta comune. Cambiano anche le modalità: nelle prime tre votazioni è richiesta una maggioranza dei tre quinti degli elettori, mentre dal quarto scrutinio,  sufficiente una maggioranza dei tre quinti dei presenti. In caso di dimissioni o impedimento, le funzioni del Capo dello Stato vengono svolte dal Presidente della Camera.

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GLOSSARIO

  • Bicameralismo perfetto o paritario: Sistema parlamentare in cui le due camere svolgono gli stessi compiti e hanno gli stessi poteri.
  • Cnel: Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, organo di rilevanza costituzionale.
  • Quorum: Soglia minima di votanti rispetto agli aventi diritto affinché la votazione sia valida.
  • Referendum abrogativo: Si tratta di una consultazione popolare che ha come obiettivo quello di cancellare completamente o in parte una determinata legge. È previsto un quorum dei votanti affinché sia valida.
  • Referendum costituzionale: È il referendum che verrà votato il 4 dicembre. Si conferma o si respinge una modifica alla Costituzione votata dal Parlamento. Non è previsto il quorum.