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Diritto di critica | June 22, 2017

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La Taverna e i voti “neri” di Renzi

La parlamentare 5 stelle si scaglia contro gli elettori immigrati che hanno partecipato alle primarie del Pd

La Taverna e i voti “neri” di Renzi

«Se questi sono gli elettori di Renzi, è facile immaginare quale sarà il programma del Pd». Commenta così Paola Taverna del Movimento 5 Stelle una foto di elettori di colore in fila per votare alle primarie del Pd ad Ercolano, provenienti – come riferisce lo stesso sindaco – dal vicino centro di accoglienza per richiedenti asilo. Quale sarà, appunto, il programma del Pd? La Taverna tenta un sillogismo da grande statista: se gli elettori del Pd sono immigrati (clandestini o meno), il partito democratico favorirà l’immigrazione e si occuperà di loro invece di occuparsi dei poveri italiani.


I voti “neri”. Domenica Paola Taverna ha lasciato sottintendere due cose. La prima è che i migranti non votano e se votano è solo perché sono manovrati dall’alto per modificare il risultato delle elezioni. In secondo luogo, la parlamentare 5 stelle sembra voler indicare che il Pd farà gli interessi dei migranti e non degli italiani. Una posizione che si confà più con la Le Pen e Salvini che con qualsiasi altra sinistra, nonostante scriva l’hashtag #cercasisinistradisperatamente. Perché, la sinistra è proprio questo: accoglienza e inclusione.

Di Maio e Taverna, andata e ritorno (in taxi). In fondo, il post della Taverna si integra perfettamente con la linea che il Movimento 5 Stelle sta tenendo negli ultimi giorni, cavalcando l’onda degli anti-migranti (alias xenofobi) sul tema delle migrazioni nel Canale di Sicilia. Le ong che salvano vite diventano “taxi” per i neri. Perché tali sono. Accuse gravi lanciate sulla base delle dichiarazioni del pm di Catania che ha aperto un fascicolo nel quale non ci sono né indagati, né ipotesi di reato. Ma si sa, per i 5 stelle il garantismo è a senso unico: vale solo per salvare Virginia Raggi. Poi, per tutto il resto, sono pronti a impugnare i forconi.

Dove sono gli intellettuali? Definire “taxi” le navi di coloro che si gettano in mare per salvare chi affonda è drammaticamente triste e qualifica la persona che lo dice. E questo bisogna ripeterlo con forza. Perché i grandi intellettuali italiani alzano la voce contro Matteo Renzi sulla riforma costituzionale, poi sono muti difronte a coloro che cavalcano la xenofobia. Rodotà e Zagrebelsky, per esempio. Perché se è lecito difendere la Costituzione dalle riforme, dovrebbe essere un dovere morale difendere anche i suoi valori fondanti, come il principio di eguaglianza (senza distinzioni di razza, sesso, religione) espresso dall’art. 3 e di accoglienza che è alla base dell’articolo 10. Ci sono ong che violano la legge e gli interessi della Repubblica italiana? Di Maio faccia nomi e cognomi e mostri ai giudici le prove. Altrimenti non resta che la demagogia.