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Diritto di critica | November 24, 2017

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Adolescenti per sempre, il 70% degli under 35 a casa con i genitori

Niente figli e tanti "mammoni". Ecco il risultato di una politica che non affronta i problemi sociali del Paese

Adolescenti per sempre, il 70% degli under 35 a casa con i genitori

Partiamo da un dato: quasi il 70% degli under 35 vive a casa con i genitori. Un esplosione di “mammismo”, direbbe qualche ministro con leggerezza. Tutti a casa da mamma e papà perché spaventati dalla vita adulta. Ma forse dietro ai preoccupanti dati Istat pubblicati lo scorso mercoledì si nascondono motivi ben più profondi. Altro che esercito di Peter Pan che non vogliono crescere. Il problema vero è che oggi un quarantenne su quattro deve ancora chiedere ai propri genitori un aiuto economico per tirare avanti, mentre un under 35 su tre non ha un impiego. Il risultato, quindi, non può che essere disastroso.

Meno figli, addio pensioni. Non poter uscire dalla famiglia di origine a 30 anni significa non avere possibilità di creare un nuovo nucleo familiare. Addio matrimoni e convivenze. E il risultato è inequivocabile: non si fanno figli. Infatti, se l’indipendenza economica la si raggiunge dopo i 35 anni, la possibilità di mettere al mondo un figlio si riduce drasticamente dopo che la sveglia dell’orologio biologico ha suonato invano. Oggi l’Italia ha un tasso di fecondità di 1,39 figli per donna (dati 2014), tra i più bassi del mondo (174° posto). Questo ha già mostrato i primi effetti con un complessivo invecchiamento della popolazione. L’età media è salita a 44,9 anni (6° paese più vecchio al mondo) mentre quasi un quarto degli italiani ha più di 65 anni. Gli effetti nel lungo periodo, però, saranno ben più devastanti: chi pagherà tra 20-30 anni le pensioni e in generale il welfare a chi oggi ha più di 40 anni? Nessuno, se non si cambierà rotta.

Immigrazione e politiche di natalità. Per invertire la rotta, le strade sono due e piuttosto note: politiche di natalità e/o di immigrazione. Nel primo caso queste politiche non si possono limitare a banali pubblicità progresso finanziate dal Ministero della Salute. Vanno garantite le condizioni necessarie: maggiore sicurezza sociale e maggiori garanzie alle madri lavoratrici. Ma già sarebbe un buon risultato riuscire a garantire ai giovani più sbocchi occupazionali con politiche fiscali che agevolino l’assunzione degli under 35 e che riportino in Italia gli investitori internazionali. L’altra strada, non necessariamente antitetica, è quella di favorire l’immigrazione, possibilmente qualificata. Con tutti i problemi di assimilazione e integrazione che ne possono conseguire.

“Figlio mio, vai via”. Per affrontare seriamente il problema demografico in Italia si deve, quindi, partire da questa impietosa fotografia. I figli devono uscire di casa. Come? Creando – lo abbiamo detto – le condizioni adeguate: agevolazioni fiscali alle imprese che assumono under 35 e in generale aumentare la domanda di lavoro. Per fare questo è necessario trovare i soldi.

Il danno del welfare familiare. Se in un periodo di spending review la coperta è assai corta, bisognerà togliere a chi ha di più per dare a chi ha meno. Oggi i genitori e i nonni sono il primo sistema di welfare in Italia. Sono loro che garantiscono ai figli e nipoti l’acquisto di un monolocale, talvolta il vitto o l’affitto. Un sistema iniquo e ingiusto. È iniquo perché aumentano le possibilità di chi è nato e cresciuto in una famiglia abbiente e diminuiscono, di contro, le possibilità dei più poveri di potersi costruire un futuro. È un sistema ingiusto perché, creando una dipendenza dei figli nei confronti dei padri, rende i figli adolescenti per sempre. Allora perché le stesse risorse non vengono impiegate attraverso una gestione universale che permetta ai figli di diventare adulti? Perché significa tassare chi ha di più: pensionati sopra i 2000 euro di pensione al mese e gli over 45. Soldi che potrebbero essere impiegati per incrementare gli assegni di maternità alle donne che guadagnano meno di 1.500 euro al mese (e non come oggi che vengono erogati a tutte), creare un ampio fondo di garanzia per i mutui bancari per i giovani che voglio acquistare casa, e dimezzare il cuneo fiscale per i neo assunti under 35. La politica ha il coraggio fare una scelta così drastica?

Liberare risorse dalla stretta della burocrazia. Certo, non bastano nuove tasse per rimettere il paese nelle condizioni di ripartire. È necessario liberare le risorse di questo paese, partendo dalla burocrazia. Rendere più facile aprire una start up, abbassare il cuneo fiscale e spostare la tassazione verso la rendita (cioè tassare di meno il lavoro e più la proprietà). Solo così l’Italia potrà attirare investitori esteri e permetterà di generare lavoro. Ma ci vuole coraggio, quel coraggio che tra le forze politiche non c’è.