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Diritto di critica | July 27, 2017

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Se è meglio il “nero” ai voucher

I bersaniani si scagliano contro il Pd: "Se vengono reintrodotti Gentiloni a rischio". Quando l'ideologia vince sul buonsenso

Se è meglio il “nero” ai voucher

Voucher? Scusate, ci siamo sbagliati. Anzi no. Così questa mattina il Pd prima fa dietrofront sulla proposta di reintrodurre nuovi tagliandi di pagamento del lavoro, per le famiglie e le piccole imprese, poi ci ripensa di nuovo. “Se il governo presenterà questo decreto, noi non voteremo la fiducia”, hanno tuonato ieri i deputati e senatori di Mdp, i fuoriusciti dal Pd guidati da Roberto Speranza e Pierluigi Bersani. Perché, a detta degli ex democratici, questo significa aggirare il referendum proposto dalla Cgil sull’abolizione dei voucher, al quale non si è votato perché il governo e il parlamento hanno modificato la legge.
I voucher, votati ma tanto odiati. Per i bersaniani i voucher sono il simbolo dello sfruttamento dei lavoratori, un sistema legale che elimina ogni garanzia al lavoratore. Nelle intenzioni del governo Monti, i voucher dovevano essere uno strumento per far emergere il sommerso che riguarda spesso i lavoratori domestici e i lavori occasionali, rendendo decisamente più semplice la modalità di retribuzione del lavoro, senza il sostituto d’imposta e F24 da versare. Fino a qualche mese fa, un imprenditore o un qualsiasi cittadino poteva recarsi in tabaccheria e acquistare un voucher dal valore di 7,5 euro, pagando 10 euro. La differenza veniva trattenuta dal tabaccaio per conto dello Stato, tra IRPEF e INAIL. Tuttavia, la facilità d’acquisto senza l’indentificazione della data certa della prestazione, ha permesso ad alcuni datori di lavoro di approfittarne, utilizzando i voucher per pagare lavori non occasionali o per coprirsi di fronte ad incidenti che riguardavano i lavoratori in nero. Il governo Renzi, proprio per evitare un abuso dello strumento, ha introdotto la tracciabilita, innalzando da 5.000 a 7.000 euro il limite annuo, e imponendo un limite per singolo committente a poco più di 2.000 euro nei 12 mesi. Nota bene: entrambi i governi avevano anche la fiducia di Bersani e Speranza. Anzi, proprio il Pd di Bersani, nel 2010 e nel 2011 era La seconda forza parlamentare ad appoggiare, senza remore, l’esecutivo Monti, quello della Riforma Fornero. Oggi prendiamo atto che Speranza e Bersani (e tutti i fuoriusciti) che avevano votato per l’introduzione dei voucher, hanno cambiato idea. Legittimo, ma perché?
L’idea del governo. Il governo ha recentemente proposto di reintrodurre i voucher ma solo per famiglie, professionisti e piccole imprese, cioè proprio per quei datori di lavoro per i quali è difficile ed oneroso preparare una busta paga e versare i contributi con i vari F24. Così, spesso, anche per non dover affrontare la burocrazia, camerieri occasionali e donne delle pulizie vengono pagate in nero. Per Bersani, forse, è meglio così.
Senza voucher la colf la paghi in nero. Inoltre, i fuoriusciti dal Pd dimostrano di non vivere realmente in questo mondo. Eliminare i voucher mette solo un ostacolo ai più piccoli, mentre le imprese medie e grandi, potranno tranquillamente continuare ad utilizzare il lavoro occasionale, con ritenuta d’acconto come fanno regolarmente da più di un decennio. In fondo, chi controlla? Niente garanzie e soprattutto nessun versamento all’Inail. Meglio così, allora. Lavoro nero e addio tutele. E nessuno che invochi maggiori controlli.

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